Secondo la dilagante moda anti-italiana, “per molto meno”
all’estero – nella civile Europa – si ottengono
dimissioni istantanee da politici colti in fallo, anche solo per piccoli
peccati veniali. Dunque, quale sorte bisognerebbe riservare oggi all’insolente
Schulz? C’è speranza che qualcuno, in nome della decenza delle istituzioni
comunitarie, lo cacci a pedate da Strasburgo? Macché. Inutile anche la protesta
del Pdl presso il Quirinale: è stato proprio Napolitano, l’8 novembre 2012, a
nominare Martin Schulz “cavaliere di gran croce dell’Ordine al merito della
Repubblica italiana”. Cosa che, ovviamente, non autorizza il “kapò” a
travestirsi da cretino elettorale – così maldestro, oltretutto, da fornire
all’ansimante Berlusconi uno sprint in più per la sua
famosa “rimonta”, combattuta a colpi di fantastiche promesse. Politicamente: un
autentico imbecille, il “compagno” Schulz, con alle spalle una lunghissima
carriera nella Spd e poi nel gruppo socialista europeo, cioè quello che – più
di ogni altro – ha benedetto la crocifissione economica del Sud Europa,
fornendo ai serial killer della finanza la decisiva “copertura”
strategica, ovvero: indorare la pillola e spacciare menzogne, per tener buono
l’elettorato di sinistra, anche attraverso i sindacati.
Che lezioni può pensare di dispensare, alla disastrata
Italia, un politico tedesco che non esita ad abbandonarsi alla peggiore
cialtroneria pre-elettorale, senza curarsi di calpestare la neutralità
obbligatoria e il presunto prestigio dell’istituzione che rappresenta? «Il
presidente Schulz è un nemico della democrazia e dell’Italia: è indegno del
ruolo che ricopre». Chi l’ha detto? L’impeccabile Monti? Lo “smacchiatore”
Bersani? Macché. A protestare – invocando dignità e sovranità democratica – è
Alessandra Mussolini, nientemeno. Il Cavaliere ha fatto ridere il mondo? In
compenso Monti, Bersani e il “compagno” Schulz hanno fatto piangere l’Italia,
con la loro livida ideologia dell’austerity, disonesta e feroce. Ma, come
sempre, non tutto il male viene per nuocere. Anche grazie a improvvide sortite
come quella di Schulz, il presidente europeo travestito da minaccioso cretino,
è ormai sempre più chiara la fisionomia dell’avversario, quello vero: il potere
egemone che, per imporre la legge del più forte, negli ultimi trent’anni ha
infiltrato le istituzioni e smantellato la sinistra, addomesticando partiti e
sindacati. Fino a piazzare a Bruxelles un energumeno che, alla vigilia del
voto, non si fa scrupolo di intimidire impunemente gli elettori italiani.
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