L’Europa dei popoli può ricominciare proprio dalle urne italiane: «Bisogna aprire una battaglia», annuncia Chiesa, intervistato dal blog “Byoblu”. «Andremo a un risultato elettorale che, per la prima volta da molti anni, manifesterà l’esistenza di una opposizione – variegata, molto mobile – con almeno 100 parlamentari che non parteciperanno al gioco della truffa, e cioè i parlamentari di Grillo, quelli di Ingroia e anche una parte di Sel». Lo stesso partito di Vendola, infatti, potrebbe eleggere una cinquantina di parlamentari: il leader è schiacciato dall’alleanza con Bersani – e quindi Monti – ma «molti di questi candidati sono persone oneste, che si troveranno di fronte a decisioni molto difficili e molto sgradevoli: dovranno decidere da che parte stare». Si profila uno scenario molto mobile e, per la prima volta, con uno schieramento radicale che comincia a mostrarsi forte. «Mettiamo insieme quello che accade in Spagna, in Portogallo, in Grecia: sta comparendo una alternativa europea». Non è solo un discorso italiano o dei Piigs: «Anche in Francia la situazione è complicata, per il signor Hollande».
Secondo Giulietto Chiesa, autore del recentissimo “Invece della catastrofe” (Piemme), potrebbe nascere uno schieramento europeo che dice: vogliamo rinegoziare i trattati europei, rimettere in discussione l’attuale Costituzione europea e sottoporla a referendum popolari in tutti i paesi, e non solo nei Parlamenti. «Si aprirebbe un fronte: questa è la linea da adottare per riprendere il discorso, abbandonato, di un’Europa di pace». Impresa in salita, ovviamente: «Ci troveremo di fronte un Parlamento con una maggioranza truffaldina», grazie al Porcellum. «Non sarà una partita facile, ma nemmeno impossibile: perché sono convinto che questo governo ci porterà in una crisi ancora più grave». Fra un anno, il quadro sociale italiano ancora molto più drammatico di quello di oggi, già piegato dal rigore. «Se ora avremo una sponda in Parlamento sarà tanto più importante». Chi gestirà il nuovo governo dovrà vedersela con una nuova opposizione politica, nel Parlamento e nel paese. «Non dico che avverrà, dico che dobbiamo muoverci velocemente perché avvenga. E perché l’Europa sia costretta a negoziare: con la Grecia, con l’Italia, con la Spagna e col Portogallo».
Dall’Italia potrebbe dunque aprirsi una crepa importante nel regime europeo dominato dall’euro, la sciagurata moneta unica che, secondo Chiesa, fu un’invenzione soprattutto della Francia per condizionare la Germania all’indomani dell’unificazione tedesca. Uscire dall’euro? Magari: ma servirebbe «una classe dirigente capace di pensare in termini nazionali». Viceversa, sarebbe come «cadere dalla padella alla brace», ovvero tra le macerie mondiali del dollaro: «Tutto quel che sta accadendo è un prodotto della fine dell’egemonia americana, cioè dell’egemonia del dollaro», che sta entrando «in una fase di convulsioni» destinata a contagiare le altre monete. Se l’origine è «la fine dell’impero americano», secondo Chiesa «senza l’euro non staremmo più comodi: passeremmo da un vassallaggio europeo – dove però potremmo ancora contare, se solo volessimo – a una fase in cui non conteremmo più niente e diventeremmo una semplice colonia del dollaro».
«Sto semplicemente dicendo che quello che si vede a occhio nudo è che Stati Uniti e Cina sono in rotta di collisione», afferma Chiesa. «Per ora sono legati a doppio filo, ma non è detto che lo rimangano. La situazione è al calor bianco, si vede da tutte le mosse che fanno i cinesi: si stanno preparando a un grande scontro». Fra appena cinque anni, la Cina sarà complessivamente cresciuta del 50%: come divedersi, a quel punto, le risorse strategiche del pianeta? «Sfortunatamente, di queste questioni non parla nessuno». I media, per esempio, preferiscono parlare di scandali e tangenti, suggerendo l’idea che l’Italia – berlusconiana e non – sia più “infiltrabile” dalla finanza speculativa perché indebolita dalla corruzione e dallo sfacelo politico. Falso: «La politica e la finanza italiane sono sempre state subalterne, salvo rare eccezioni, ai disegni dell’accoppiata formata da City of London e Wall Street». Vero che nel ’92 ci fu la famosa grande compravendita del nostro paese, «ma avvenne dietro il paravento e con la copertura della City of London: è lì che è nata l’operazione, non in Italia».
Mario Draghi lavorava «agli ordini della Goldman Sachs, già allora» e, insieme alla City of London – «usando la City of London come cavallo di Troia» – gli “amici” inglesi «vennero e si comprarono l’Italia». Una costante, con poche eccezioni: l’Eni di Enrico Mattei e alcuni settori della Dc, non allineati – specie sul Medio Oriente – ai diktat delle “sette sorelle” e alla logica anglosassone, e orientati invece alla difesa degli interessi nazionali. Eccezioni, appunto. La regola, tangenti o meno, è sempre stata l’attuale: indipendenza zero, comandano i ras della finanza straniera. Che, appunto, “colonizza” i partiti, imbottendoli di “maggiordomi”. Dittatura dei poteri forti. Con un’unica possibile complicazione, nonostante tutto: le elezioni. Occasione storica, stavolta, per costruire un’opposizione politica seria, che prepari un’alternativa sociale, su scala europea. Obiettivo finale, una nuova Europa. «Questa è una partita totalmente aperta», insiste Chiesa: «Prima di rinunciare all’Europa e alla tragedia che la finanza ha costruito, credo che dobbiamo attrezzarci per andare all’attacco».
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