«E’ del tutto evidente che il Pd sta per tirare un rigore senza portiere. Sbagliarlo sarebbe impossibile, quindi possono sbagliare». Parola del “profeta” Andrea Scanzi, su Twitter e Facebook il 17 e 18 aprile, nelle retrovie del voto per il Quirinale. «Un ritratto spietato di una macchina politica al capolinea, il Pd, pronta a immolarsi a Berlusconi in un momento politico drammatico», osserva “Megachip”. «Un gruppo dirigente disastroso, incapace di prendere in considerazione Rodotà». Tutto merito dello “smacchiatore”: «Chi come me l’ha votato alle primarie del centrosinistra, pur non lesinandogli pubbliche critiche, ha il dovere di chiedersi quale logica perversa abbia guidato Pierluigi Bersani a sbattere clamorosamente, prima perdendo milioni di voti e poi perdendo anche la faccia», protesta Gad Lerner. «La modalità con cui Bersani ha privilegiato il rapporto con Berlusconi fanno parte di questa mentalità vetusta: l’idea che prima di tutto venga la salvaguardia del proprio gruppo d’appartenenza. Pessimo, ci ha defraudato, è venuto meno alle sue prerogative. Insieme a Franco Marini mi auguro che per coerenza ora lasci al più presto anche Bersani».
Mentre gli iscritti al Pd bombardano di mail il partito
intimandogli inutilmente di votare per Rodotà, i democratici sbandano in ordine sparso, e il giornalista del “Fatto” infierisce: Scanzi, riconosce “Megachip”, ha generato un flusso traboccante di ironia, amarezza ed emozioni, «componendo una cronaca sincopata, perfettamente aderente alle convulsioni delle elezioni del presidente della Repubblica». E’ il 17 aprile, e Scanzi scrive: «E’ un treno irripetibile, divenuto facilissimo da prendere: si votà Rodotà, si elegge un presidente meraviglioso, si dà una mazzata al centrodestra e vamos». Invece, il Pd sta pensando – insieme al Pdl – a nomi come Amato, D’Alema o la Finocchiaro. «E’ davvero sconcertante, e sconfortante, constatare il sistematico obbrobrio di questo partito ora incapace e ora (più spesso) deliberatamente correo. Il solo fatto di pensare a questa ipotesi terrificante dà la misura del peso politico di tali “statisti”», che rappresentano «la “forza” (va be’) più imbarazzante e inutilmente supponente tra tutti i centrosinistra d’Europa».
Altra notizia: pare che anche i “giovani turchi” voteranno Franco Marini al Colle. «Nulla di strano: se la speranza del Pd è Orfini, la speranza non esiste». Attenzione: «Votare il Pd perché “la priorità è sconfiggere Berlusconi” è come andare tutte le domeniche a Messa perché si è atei». Confessa Scanzi: «Sono così triste che stamani trovo condivisibile persino la retorica (barocca, ma onesta) di Nichi Vendola». Marini? «Si sta rivelando utilissimo: sta catalizzando attorno a sé il peggio del Pd. Più che un candidato, una calamita. O calamità», mentre Brunetta e Gasparri «non trattengono l’orgasmo per il nome di Marini». Bersani? «Il più amato dai (finti) avversari». Beppe Grillo avverte: «La scelta è tra Rodotà, il presidente degli italiani, e Marini, il presidente di Berlusconi. Marini è corretto, ma è ovvio che verrà messo lì per salvare il culo a sappiamo chi». Chi nega la veridicità di queste parole, dice Scanzi, «o si chiama Francesco Boccia o ha l’onestà intellettuale di un fagiolo lesso (o entrambe le cose)».
La conta in aula procede, e la voce della Boldrini quando dice “Franco Marini” «ha la implacabilità delle sentenze di morte. E’ perfetta, quindi». Non mancano lampi di ironia, affidati alla scheda: “Raffaello Mascetti”, alias Ugo Tognazzi, presidente della Repubblica. «Forza “Amici miei”», omaggio estemporaneo al grande Monicelli. All’ingresso, troneggia il cartello: “Bersani sicario del Pd”. «Per il socialista Nencini, Marini ha ancora chance: quindi politicamente è proprio morto». Marini è a fine corsa, «ma Sciagura-Pd può sbagliare ancora», perché «un partito minimamente onesto e capace capirebbe che Marini è amato e condiviso come la bistecca da un vegano». E dopo Marini, chi rispolvereranno? Ipotesi 1: «Mariano Rumor, gradito anche alla destra, ma pare che sia morto e quindi non si senta molto bene». Oppure D’Alema e Amato, «che se possibile sono pure peggio di Marini: essendo un’idea folle, Bersani (che in qualsiasi altro paese si sarebbe già dimesso da almeno 37 anni) ci sta pensando seriamente». Ipotesi 3: foglia di fico, tipo Sabino Cassese. Qualsiasi nome, pur di evitare Rododà: «Tale ipotesi è così naturale, logica e bella da risultare (ovviamente) la meno probabile».
Orfini si è appena vantato di aver votato Marini – pur non condividendo – per “fedeltà al partito”. «Polli di allevamento, ieri e oggi». Tra schede bianche e tatticismi, si andrà alla quarta votazione: magari ripescando Prodi o “Baffo Tragico”? Finalmente prende posizione il capogruppo dei grillini al Senato, «un Crimi cazzuto e chiaro: “Perché un altro nome? Cos’ha che non va Rodotà?”. Bravo». Tutto inutile: «Bersani sta al Pd come Dexter ai serial killer. Anche se Dexter tutto sommato ha più cuore». Il fallimento del voto a Marini fa esasperare il portavoce Pdl: «Hanno vinto i dinamitardi, Renzi e Grillo. E’ la fine del sistema». Scanzi: «Dai Cicchitto, non fare così. Non essere così ottimista». Per fortuna resta sempre Orfini: «Dimostra 97 anni. Poi, quando parla, di più». E meno male che Bersani annuncia: «Si apre una fase nuova». Dunque i guai non sono finiti: da quello stesso cilindro ora potrebbero uscire l’atroce D’Alema o il vecchio Prodi, l’euro-killer dell’Italia travestito da bonaccione. Scanzi: «Viene da ridere, perché ormai Bersani parla da solo (e si risponde pure) come Jack Torrance in Shining». Già, il segretario: «Bersani è un gigante: sta riuscendo a perdere un’altra volta da solo. Come è bravo a smacchiarsi lui, nessuno mai. Se Bersani combattesse a Waterloo, Waterloo si dichiarerebbe inagibile. A nessuno piace vincere facile».
http://www.libreidee.org/2013/04/atroce-agonia-pd-rispetto-a-bersani-il-trota-e-churchill/
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