DI ROBERTA BARONE
La discussione sulla proposta di legge Cirinnà riporta alla luce il tema delle adozioni agli omosessuali e dell’utero in affitto. Opinioni e commenti che però guardano nell’unica prospettiva rivolta al diritto (o non diritto) della coppia a poter avere un bambino, mai alla posizione di quel nascituro che Kant definiva ‘soggetto debole’ e perciò facilmente determinabile come ‘mezzo per raggiungere i fini degli altri’.
In Italia sta per scoppiare la miccia ‘Unioni civili’ per via del progetto di legge Cirinnà che il prossimo 28 Gennaio farà ingresso in Senato per la sua esamina. In realtà la miccia è stata accesa da tempo ma è un’esplosione che tarda ad arrivare mentre si consuma quello che invece è un vero e proprio scontro televisivo tra favorevoli (al progetto di legge) e contrari. I primi che auspicano il riconoscimento delle unioni civili per le coppie gay contestualmente allo stepchild adoption, ovvero alla responsabilità genitoriale sul figlio del partner (Art. 5 Ddl); i secondi che già intravedono il rischio di una successiva completa assegnazione dei diritti di filiazione alle coppie omosessuali, anche attraverso il ricorso all’istituto dell’Utero in affitto, attualmente vietato in Italia dalla legge 40/2000 ma praticamente eluso grazie al ricorso alle trascrizioni.
Il dibattito è dunque aperto e tale resterà finché nei Palazzi del potere la decisione non verrà presa. Tema all’ordine del giorno? Diciamoci la verità: il ‘diritto’ ad avere un bambino. Dietro al riconoscimento delle coppie omosessuali si cela infatti l’unico obiettivo che è quello di permettere ad una coppia composta da due persone dello stesso sesso di adottare un bambino ed aver riconosciuta la potestà genitoriale, seppur adesso limitata al solo figlio biologico di uno dei due.
Ciò che però merita attenzione è il fatto che ogni discussione, ogni dibattito, così come ogni opinione si aprono nell’unica prospettiva rivolta al diritto (o non diritto) della coppia a poter avere un bambino. Mai o quasi mai invece, viene sottolineata la posizione del soggetto passivo, il bambino. Soprattutto in quei casi in cui, riprendendo Kant, ‘l’autodeterminazione degli adulti si esprime come diritto del più forte sul più debole’, il nascituro. L’attenzione mediatica rivolge principalmente i suoi riflettori su coloro che vogliono, pretendono, ottengono; non su colui che viene procreato, messo al mondo e spinto tra le braccia di un perfetto sconosciuto.
fonte:sapereeundovere
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