venerdì 15 gennaio 2016

LO STATO DI INQUINAMENTO DELLE FALDE ACQUIFERE DEL PIEMONTE


Ciao a tutti.
Ho trovato interessante e istruttivo L' articolo "Combanera ci salverà" che ho pensato di proporvelo.

Dalla sua lettura si comprendere bene, senza ombra di dubbio, come, quanto e perchè le falde acquifere del nostro territorio siano inquinate e come, sempre più spesso, le soluzioni proposte e speso adottate dai nostri politicanti e i loro tecnici ... "esperti" siano deleterie e devastanti per il territorio e chi lo abita.

Piuttosto che smettere di inquinare le falde acquifere del hinterland di Torino e iniziare a sanare la situazione, la soluzione proposta in questo caso è quella andare a prendere l'acqua pulita per Torino nella valle di Lanzo, a Viù, realizzando una nuova diga e generando l'invaso di Combanera .

Interessantissima la cronistoria che l'autore dell'articolo ha realizzato sull'argomento, spulciando i vari articoli comparti negli ultimi anni su La Stampa ed estraendo e sintetizzando le varie contraddizioni esternate dai politici e "esperti" susseguitesi nel tempo.


Alcuni commenti estratti dall'articolo:

“La crescente diffusione degli inquinamenti chimici negli acquiferi sotterranei, dal cui sfruttamento dipende allo stato attuale il 70% dei fabbisogni idropotabili dell’hinterland torinese, e l’esigenza di migliorare la qualità delle acque destinate al consumo umano (D.Lgs. 31/01), hanno ulteriormente evidenziato l’utilità potenziale del nuovo impianto di Combanera.”

Quanto avete appena letto l’ho estratto dal documento chiamato Indagini e studi finalizzati alla predisposizione del Piano Tutela delle Acque (D.Lgs 152/99) della Regione Piemonte (1 luglio 2004; dell’impianto di Combanera ne tratta da pag. 8 in avanti; qui invece il link al Piano di tutela delle acque, approvato nel 2007).

Da quanto invece ho potuto leggere sui quotidiani negli ultimi anni, non mi è mai stato possibile comprendere chiaramente l’utilità di una diga in Val di Viù(Valli di Lanzo, To), progetto questo che risale addirittura agli anni ’60.

Trovo molto curioso l’utilizzo, da parte della Pubblica Amministrazione, dell’espressione “tutela delle acque” quando una parte delle falde acquifere ormai le abbiamo appestate con la nostra civiltà… Non ci si doveva pensare qualche tempo fa a tutelarle?

Cosa possiamo comprendere oggi, rileggendo in ottica storica – ovvero lungo i decenni dello sviluppo economico di Torino e del suo hinterland – l’evoluzione della nostra vita, dei nostri costumi, delle politiche e della sensibilità verso delle risorse fondamentali che appartengono anche alle future generazioni? E quale ruolo hanno avuto le istituzioni?
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Personalmente ritengo molto triste e drammatico ritenere utile e opportuna la diga di Combanera che in verità avrebbe il precipuo scopo – come si evince da quanto fin qui lettto sugli articoli – di rimediare alle nefandezze e all’inettitudine di chi avrebbe dovuto impedire l’inquinamento delle falde acquifere profonde. Ma, come sovente succede nel nostro Paese, non esistono responsabili.

Abbiamo letto negli articoli iniziali come il grave problema dell’avvelenamento dell’acqua (normale conseguenza del miracolo economico italiano), e del suo spreco da parte dei cittadini, fosse stato sollevato già dalla Comunità Europea per mezzo della “Carta dell’Acqua“. Ora che la frittata è stata fatta, dopo più di quarant’anni di becero sviluppo economico senza limiti, si va a caccia dell’acqua nelle valli dove un tratteggio bianco e verde le hanno marchiate a “Zone di protezione acque destinate al consumo umano“. Questa è una mostruosità.

A mio modesto parere non è sufficiente prendere l’”acqua buona” delle Valli di Lanzo per contrastare la perdurante crisi ambientale (nata molti decenni fa). Per estirpare definitivamente questo drammatico problema della nostra epoca, ovvero l’avvelenamento di ogni angolo del nostro Pianeta, è necessario disinquinare prima di tutto la nostra mente, magari andando a fare qualche bella escursione proprio nelle stupende Valli di Lanzo, anche allo scopo di tentare di liberarsi dalle decadenti visioni urbanocentriche.

Il vero avvelenamento comincia proprio dai nostri neuroni cerebrali: imparare nuovamente a respirare l’aria, a bere l’acqua da un torrente, a sdraiarsi sotto un larice scintillante di sole, a spurgare la sana fatica dai nostri pori, a far dilatare il nostro tempo interiore lungo i sentieri, queste sono le cose autentiche e genuine che possono permettere a noi cittadini di comprendere profondamente la nostra terra e tutte le sue ricchezze. E comprendere così quanto è fondamentale tutelare quei luoghi che poi, in fin dei conti, sono luoghi della nostra anima che mai vorremmo sapere avvelenati proprio dalle nostre stesse mani.
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Da quanto abbiamo letto verrebbe quasi da pensare che Combanera abbia agito, lungo i decenni, come un potente ansiolitico a fronte dei terribili veleni che abbiamo prodotto per garantirci uno sviluppo economico senza limiti. Perché è questo che vogliamo. E’ questo tipo di vita, in fin dei conti, che ci seduce terribilmente e ci fa impazzire. Che ci fa sognare. Così tanto da aver ridotto l’orizzonte temporale della nostra vita a un attimo del presente dove tutto si risolve.

Ma nessuno all’epoca si è domandato quanto ci sarebbe costato tutto ciò? E adesso che siamo sull’orlo del baratro, con all’orizzonte catastrofi ambientali di portata globale, cosa possiamo pensare rileggendo quelle considerazioni di quel politico della DC che nel 1968 segnalava la flebile voce della Comunità Europea a difesa dell’acqua, ovvero del nostro ambiente?

Eppure qui, sui sentieri virtuali dei Camosci, si è continuamente alla ricerca di quell’Uomo Selvatico che alla fine ci salverà.

Due sono le parole che mi fanno sorgere mille domande:

– Uomo (quello delle metropoli e dei nonluoghi ormai è in esilio da molto tempo…)

– Selvatico (Combanera?)

Forse è rimasto il Selvatico.

E forse Combanera, alla fine, ci salverà?

L'articolo completo lo trovate qui:
http://davi-luciano.myblog.it/2016/01/08/combanera-ci-salvera/

tratto da qui:
https://camoscibianchi.wordpress.com/2015/12/29/combanera-ci-salvera-2/

Ciao

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