venerdì 22 marzo 2013

NESSUN GIUDIZIO IMMEDIATO PER BERLUSCONI


Il lavoro della procura di Napoli ha ricevuto una sonora bocciatura da parte del giudice per le indagini preliminari. Per il magistrato Marina Cimma, i pm non avrebbero raccolto elementi tali per poter definire certa la prova in merito alla cosiddetta “compravendita dei senatori”. Non ci sarebbero indizi per poter consentire di poter bypassare il “filtro” dell’udienza preliminare, niente giudizio immediato per Silvio Berlusconi, Sergio De Gregorio e Valter Lavitola.
I pm della procura partenopea, titolari del fascicolo, dovranno ora formulare l’avviso di conclusione delle indagini preliminari e si seguirà l’ordinario iter con un passaggio di fronte al gup. Parte del procedimento in cui i magistrati potrebbero nuovamente respinte le richieste dei pubblici ministeri. Secondo le prime indiscrezioni, il gip Cimma avrebbe avanzato delle critiche in merito al mancato interrogatorio di Berlusconi. 
 

Il presidente del Pdl si era detto disponibile a sottoporsi alle domande della Procura in un momento di maggiore tranquillità dal punto di vista politico. I suoi avvocati avevano manifestato un legittimo impedimento legato ai primi adempimenti parlamentari ed all’avvio delle consultazioni con il presidente della Repubblica. Motivi già riconosciuti come validi dal tribunale di Milano negli ultimi giorni.
Secondo l’impostazione dell’accusa, Berlusconi, tramite il giornalista Lavitola, avrebbe consegnato tre milioni di euro, due dei quali liquidati in nero, a De Gregorio affinché passasse dall’Idv al centrodestra. Un passaggio effettivamente avvenuto ma ininfluente rispetto alla maggioranza che sosteneva il governo di Romano Prodi durante la quindicesima legislatura. L’iscrizione di De Gregorio al gruppo Misto, all’epoca dei fatti presidente della commissione Difesa, non impedì al centrosinistra di attuare il proprio programma politico tramite il voto di tantissime questioni di fiducia; spesso votate anche ricorrendo al “soccorso” dei senatori a vita. Il gip ha evidenziato come: “All’esito di un’attenta ed approfondita disamina delle dichiarazioni rese da De Gregorio non può farsi a meno di evidenziare che la prova circa l’esistenza di un accordo corruttivo intervenuto tra gli imputati è tutt’altro che evidente, attesa la genericità di tali dichiarazioni in merito alle modalità ed ai tempi dell’accordo”. Per il giudice “se ne desume che le somme corrisposte a dire di De Gregorio da parte di Berlusconi per il tramite di Lavitola erano destinate a finanziare il movimento politico al punto che lo stesso De Gregorio ha ribadito che gli sarebbero bastati tre milioni di euro per rilanciare la forza politica e che ovviamente Berlusconi non sapeva che la maggior parte di questi soldi servivano per coprire i buchi di cassa”.
Il senatore del Pdl Francesco Nitto Palma, coordinatore del Pdl campano ed ex ministro della Giustizia, ha espresso soddisfazione per la decisione del gip Cimma. “Tale decisione – ha spiegato il magistrato in aspettativa - dimostra in modo inequivocabile quanta ragione avesse il Popolo della Libertà nel protestare per questa ennesima forzatura procedurale”. “Senza entrare nel merito delle varie vicende per le quali resta amarezza per l’infondatezza delle ipotesi accusatorie - aggiunge il senatore del Pdl - chiedo che cessino analoghe forzature procedurali e che il Presidente Berlusconi venga trattato come tutti gli altri cittadini, così consentendogli, senza danno per la giustizia e come autorevolmente sollecitato dal presidente della Repubblica, di esercitare fino in fondo il suo ruolo di leader politico del centrodestra in una situazione drammatica del Paese che richiede la rapida costituzione di un governo forte e stabile ovvero, ove ciò sia impossibile per la irresponsabilità di taluno, un rapido ritorno al voto”.
In sostanza è stato smontato tutto il complesso accusatorio messo in piedi da Henry John Woodcock, giudicato generico ed inidoneo a ledere alcune delle garanzie previste dal codice di procedura. Al noto magistrato non è servito a nulla interrogare Romano Prodi o Angela Finocchiaro. Le loro dichiarazioni non sono state ritenute utili a rafforzare un eventuale convincimento di un giudice terzo ed imparziale. D’altronde, non si capisce come queste persone avessero potuto collegare i voti di De Gregorio – non solo quelli di fiducia – ad un passaggio di denaro tra Forza Italia ed un movimento politico di importanza marginale.

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