Uno scontro tra titani, laddove la posta in
gioco è la trasparenza dell’apparato tecno-scientifico e la sua capacità di
rispondere ai cittadini-consumatori: Efsa, l’Agenzia europea per la sicurezza
alimentare, è stata minacciata di azione legale da parte di Monsanto, presso la
Corte Europea di Giustizia. L’accusa? Sarebbe rea di aver pubblicato on line-
dati protetti da segreto industriale, circa la varietà NK607.
Dopo la richiesta di Eric Gilles Seralinì,
ricercatore francese autore del controverso studio su topi alimentati con mais
NK 607 e glifosato (in cui avrebbe trovato una incidenza di varie tipologie di
cancro molto più elevata che nel gruppo sperimentale di controllo), Efsa
avrebbe fornito e reso pubblici i dati come ricevuti. Questa mossa strategica,
che probabilmente è stata il risultato principale dello studio di Seralinì,
sarebbe stata propedeutica al fornire nuovi dati ad Efsa da parte del
ricercatore dell’Università di Caen.
Efsa aveva pubblicato i dati originali di
Monsanto a metà gennaio, sull’onda di una più ampia policy sulla trasparenza
scientifica, come resa nota sullo stesso sito dell’Authority. In generale,
conoscendo la scrupolosità necessariamente elevata da parte di Efsa, risulta
improbabile che tali dati non fossero stati concordati con Monsanto. Tuttavia
il colosso di St Luis ha chiesto una revoca della pubblicazione di tali dati:
Monsanto supporta la policy di trasparenza seguita da Efsa, ma obietta con
decisione alla scelta unilaterale di pubblicare i dati. Secondo la corporation
infatti, alla base di ogni comunicazione di dati protetti da diritti di
proprietà intellettuale, vi dovrebbe essere l’espresso riconoscimento e la
manifestazione della volontà di mantenere tali dati riservati, riconoscendo al
contempo a Monsanto tutti i diritti del caso.
Tuttavia, stando a Monsanto, il web non
riuscirebbe a garantire tali premesse, in ragione del libero accesso. E
Monsanto sarebbe stata l’unica azienda i cui dati sono forniti in modo così
plateale sul web, mostrando aspetti delicati. In ogni caso, Efsa ha replicato
che non sono stati pubblicati aspetti relativi a sequenze genetiche soggette a
proprietà intellettuale. Inoltre, l’accesso a tali dati resi pubblici da Efsa
non è così “segregato” se è vero che la rete degli Stati Membri già aveva copia
degli stessi. Insomma, se è chiaro il coacervo di interessi che le
multinazionali hanno circa i propri dossier scientifici, non altrettanto chiara
è la motivazione della proprietà intellettuale, che Efsa ha dichiarato sin
dall’inizio di voler proteggere nelle parti centrali del rapporto.
Né sembra plausibile il fatto che Efsa,
struttura altamente burocratizzata e ferrea, abbia deciso in modo unilaterale
di pubblicare sul web senza consenso dei proprietari, dati sensibili. Quel che
però è altrettanto vero è che la mossa di Efsa segna l’inizio di una nuova era,
dove tutti i dati devono essere resi trasparenti ed egualmente accessibili a
enti indipendenti di ricerca, cittadini, da qualsiasi industria essi
provengano. Intanto Corinne Lepage, deputata del Parlamento Europeo, e
tradizionalmente critica con Efsa, ha rinnovato la sua solidarietà
all’Authority: la direttiva 2011/18 all’articolo 25 impedirebbe di mantenere
riservati dati circa Ogm che abbiano una attinenza con la salute o con aspetti
ecologici.
Il Punto Coldiretti - 13 marzo 2013

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