Gli europeisti convinti, ovvero tutti i capi di Stato
europei che fino a
ieri si sperticavano in lodi per i trattati tesi a favorire la costituzione
dell’Europa politica, alla luce dei disastrosi risultati fin qui conseguiti, e
della conseguente crisi economica derivata che ha fatto avvitare gli Stati su
stessi, oggi non possono più fare a meno di prendere atto del fallimento della
loro missione, né tanto meno possono sottrarsi dalla necessità
impellente di dover dichiarare ufficialmente che la costituzione dell’Europa
politica è del tutto tramontata e che proseguire in questa direzione
determinerà il totale fallimento degli Stati. Facciano allora un passo
indietro, si prendano definitivamente le loro responsabilità, e una volta
per tutte ammettano che proseguire nella costituzione dell’ Europa politica
attraverso la globalizzazione dei mercati è divenuta una pura follia.
Nonostante siano già trascorsi 5 anni di crisi generale, le situazioni
economiche degli stati rimangono e restano ancora immutate, anzi appaiono
invece destinate a peggiorare ulteriormente ragion per cui, onde
evitare il rischio di una deriva generalizzata, si rende ora estremamente
necessaria una comune volontà degli Stati Europei di’ attivarsi per stabilire
una comune exit strategy che sia finalizzata alla ricostruzione economica di
ogni singolo Stato.
Fin dalle origini, tutti i vari capi di Stato
dell’Unione che si sono
succeduti hanno sempre pensato alla costituzione dell’Europa come all’unica
soluzione possibile per rendere per sempre pacifiche tutte le popolazioni che
la abitavano, e anche per poter impedire e prevenire
qualsiasi altra nuova possibilità di un conflitto che potesse nuovamente
nascere nel vecchio continente. Originariamente, i presupposti di
Costituzione Europea messi in campo a quel tempo erano da considerarsi
molto nobili, ma i padri fondatori di allora non tennero in debito conto di
quale modello
avrebbe dovuto dotarsi la futura Europa, e questo perché ritennero che il
progetto dell’Unità Europea e il conseguente naturale modello
eranodecisioni che avrebbero dovuto prendere democraticamente, in base alle
proprie esigenze, tutti gli abitanti dei singoli Stati. Come sappiamo nel 2000
il governo Prodi tassò gli italiani per partecipare alla moneta unica, e lo
fece venendo meno ai nobili principi dettati dai padri fondatori dell’Unione
Europea, ovvero senza permettere agli italiani di poter
esprimere la propria volontà attraverso il referendum.
Detto ciò, i Cittadini di tutta Europa oggi guardano
all’Italia come al Paese della “speranza”, ovvero guardano attentamente
a cosa potrebbe accadere nel Paese che fu fondatore dell’Unione Europea, e dato
che per gli Italiani il M5S può fungere da rappresentante di ultima istanza
popolare per un vero grande cambiamento, consapevoli che l’Italia tutto
sommato è ancora oggi la terza economia europea e che potrebbe avere ancora
la forza necessaria a rinegoziare tutti i trattati fin qui sottoscritti,
gli stessi Cittadini europei confidano ora proprio nell’Italia per
ridisegnare completamente l’intera Europa. In questa fase politica, volente o
dolente, il bel Paese sarà costretto a dotarsi di un governo a “tempo” per
approvare quei pochi punti necessari a garantire un minimo di
governabilità per poi tornare al voto al più presto e formalizzare un
governo politico stabile che garantisca tutti gli italiani. Data l’emergenza
nazionale, questa fase politica italiana appare tuttavia troppo lunga per
pensare di salvare il salvabile, quando invece, con il tempo necessario a
disposizione l’Italia potrebbe divenire, sullo scacchiere europeo, lo stato più
forte e pronto ad innescare una vera e propria “primavera europea”.
di FABRIZIO DAL COL
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