domenica 21 aprile 2013

GARBAGE PATCH STATE: L’ISOLA DI PLASTICA DIVENTA UNO STATO





















Nel mezzo dell’Oceano Pacifico c’è un’isola galleggiante grande quanto il Texas fatta interamente di plastica. Per sensibilizzare la popolazione, l’artista italiana Maria Cristina Finucci ha dato vita ad un’installazione che verrà esposta alla Biennale di Venezia.

.

RIFIUTI DIVENTANO STATO, UNESCO RICONOSCE'GARBAGE PATCH'EMERGENZA RIFIUTI – Da diversi anni si sente parlare spesso, soprattutto qui in Italia, del problema dei rifiuti. La situazione di Napoli di qualche mese fa e quelle attuali di Roma e Palermo non fanno che alimentare le preoccupazioni a riguardo: produciamo più immondizia di quella che possiamo smaltire. Lo smaltimento stesso poi è un problema a dir poco atroce: non si sa dove stoccare l’immondizia e gli inceneritori sono un’opzione primitiva e tumorale. Una scelta ancor più primitiva però è quella di gettare i rifiuti in mare, che può sembrare un problema da poco, una pratica portata avanti solo da pochi ignoranti, ma intanto nell’oceano si è formata un’isola di bottigliette di plastica grande quanto il Texas.

Dalla notte dei tempi, l’uomo, considera il mare come un’immensa pattumiera in cui gettare i rifiuti. Se viene difficile condannare i popoli antichi, è del resto impossibile tollerare ancora questa pratica, soprattutto se si pensa a come siano cambiate le tipologie di rifiuti dopo la scoperta della plastica. Alcuni tipi di plastiche infatti hanno una lentissima velocità di decomposizione – che spesso e volentieri porta a residui tossici – e gettarle in mare non può essere certo la mossa migliore. La natura odia talmente tanto questo gesto, che per rinfacciarcelo fa sì che le correnti oceaniche convoglino tutte le buste, bottigliette e altri manufatti di plastica in pochissimi punti. In questi punti, tanto è il materiale a disposizione che si sono formate delle vere e proprie isole di plastica, il cui impatto ambientale è di una gravità indescrivibile.

Isola Plastica

L’INIZIATIVA – Per denunciare questa situazione – nota a molti, ma poco sottolineata – l’artista italiana Maria Cristina Finucci ha proposto di nominare un nuovo stato, proprio su una di queste immense isole di plastica, chiamato Garbage Patch State. Il bello è che la proposta è stata accolta, grazie anche al supporto dell’UNESCO e all’Organizzazione delle Nazioni Unite  per l’Educazione la Scienza e la Cultura, e la terra ha quindi davvero un nuovo stato, fatto interamente di plastica. Lo Stato ha ormai anche una capitale chiamata Garbandia, una costituzione e una bandiera. Maria Cristian Finucci ha inoltre realizzato


un’installazione chiamata Wasteland, ricordante il nuovo Stato, e che sarà esposta alla Biennale di Venezia tra il 29 maggio e il 24 novembre.

cartolina garbage state

RIFIUTI COME RISORSE – Gettereste mai un lingotto d’oro sul fondo dell’oceano? Buttereste mai in mare 100 €? Sicuramente no. Ebbene se tutti capissero che l’immondizia non è immondizia, ma una risorsa, proprio come il legno o il gas naturale, da poter sfruttare, adesso non avremmo un Texas galleggiante in mezzo all’Oceano Pacifico. Tanto per fare un esempio prettamente “economico”, la plastica è un derivato del petrolio, e ad esso è legato il suo destino: quando – e non manca molto – scarseggerà il petrolio, comincerà a scarseggiare anche la plastica, ormai fondamentale nella società del consumo. E in attesa che la socità cambi i costi degli oggetti più semplici aumenteranno, e i Paesi in grado di ottimizzarne il riciclo acquisiranno enormi vantaggi economici rispetto alle nazioni totalmente avulse da questa pratica.

Attualmente l’Italia non è certo un modello in quanto a gestione dei rifiuti, basti pensare ai sopracitati casi di Napoli, Roma e Palermo. La scarsità di siti di stoccaggio è evidente, e la popolazione sembra bloccata in un’impasse culturale: nessuno vuole una discarica vicino casa e quando si sceglie un nuovo sito comunità intere si mobilitano per manifestare, però più difficilmente si combatte con altrettanta foga per un miglioramento del sistema di riciclo. Se la stessa energia spesa per evitare la costruzione di una discarica vicino casa, fosse investita nella richiesta e nella promozione della pratica del riciclo, saremmo un esempio per tutto il mondo. Il problema  però è culturale, ed ha radici profonde: siamo un popolo che si rende conto dei problemi solo quando gli si manifestano sotto il naso, siamo privi di razionalità collettiva necessaria all’organizzazione, e soprattutto siamo privi di lungimiranza: non basta che il problema avvenga sotto il nostro naso: se non è accompagnato da un “botto”, continuiamo a far finta che non ci sia.
http://dailystorm.it/2013/04/15/garbage-patch-state-lisola-di-plastica-diventa-uno-stato/

.

Valerio Tripodo

Nessun commento:

Posta un commento