Siamo per una ristrutturazione del sistema creditizio
in quanto il sistema attuale concede a delle società private l’immenso potere
di erogare, creare dal nulla, “stampare” denaro (anche se sappiamo che non
avviene fisicamente così), e assieme a tale potere viene inevitabilmente il
potere di condizionare la politica, le politiche fiscali, del lavoro,
sanitarie, ecc.
In una parola, il vero potere è sottratto al popolo
(che invece diventa schiavo, vittima di un debito eterno) e resta concentrato
nelle mani di pochissimi, potentissimi che non sono mai stati eletti in nessuna
democratica votazione.
Ma tutto questo, come detto più volte, non ha nulla di
illegale: il sistema prevede e anzi regola con delle norme precise questo tipo
di economia. Pertanto l’unico tipo di cambiamento che si può auspicare è quello
a livello politico. Che morale e legale non siano sempre coincidenti non
è una novità: abbiamo molti esempi di comportamenti e situazioni che
evidenziano come la legalità si una cosa diversa dalla moralità.
Se uccidete un bambino nel grembo della sua mamma,
prima dei 90 giorni dal concepimento, pur facendo qualcosa di altamente
immorale non commettete nulla di illegale. Se vi rifiutate di andare in una
guerra di aggressione a disobbedite agli ordini di uccidere un “nemico”, siete
altamente morali ma commettete qualcosa di illegale per la quale, in tempo di
guerra dichiarata, si è anche passibili di pena di morte, come disertori.
Esistono però dei comportamenti, o delle abitudini, o
degli usi del sistema creditizio che oltre ad essere immorali sono anche
illegali. Se una banca chiede un tasso di interesse superiore a quello fissato
dalla Banca d’Italia commette reato di usura, nelle sue due forme di usura
oggettiva (penale) o soggettiva, a seconda dell’entità dello sforamento della
soglia.
Per questo le banche stanno bene attente a non
superare il tasso ufficiale, e si rifanno ad altre spese accessorie, nascoste
sotto le diverse etichette, per caricare il malcapitato cliente in un modo
“nascosto” e meno apparente.
Peccato (per le banche) che la legge sia molto chiara,
e richieda che nel calcolo degli oneri pagati dai debitori si vadano a sommare
tutte le voci, e non soltanto il tasso di interesse ufficiale applicato (legge
108).
Le banche si difendono dicendo che applicano il metodo
di calcolo della banca d’Italia, ma fra una istituzione privata (come la banca
d’Italia) e la legge, prevale la legge ufficiale dello Stato italiano. Per
questo si possono mettere in campo azioni legali che posono restituire il
maltolto nelle tasche
degli imprenditori vessati.
Esempio
A titolo di esempio cito una storiella vera, capitata
ad un conoscente (ometto nomi veri per ovvie ragioni). L’imprenditore Pippo
lavora bene, e si avvale di un fido della banca XYZ per 200.000 €. Non sfora
mai, è regolare coi pagamenti, pur fra mille difficoltà riesce a tirare avanti.
Il direttore della filale della banca XYZ lo chiama e
gli dice: “Caro Pippo, abbiamo visto che sei proprio bravo, sei affidabile, sei
il classico cliente che tutte le banche vorrebbero avere, e ti vogliamo
premiare: ti raddoppiamo l’affidamento!
Pensa: adesso potrai sconfinare finoa 400.000 € senza
nessun problema, metti una firmetta qui ed è tutto fatto“. Pippo, che non
è scemo, dice: “Grazie 1000, sono onorato della vostra poroposta, adesso però
non ho tempo, lasciatemi tutto che firmo a casa e vi riporto le carte firmate“.
Con calma, senza la pressione del direttore che gli
impedisce di leggere le clausole, fa analizzare il contratto e scopre che la
generosa offerta della banca è una fregatura. In particolare:
non si tratta di un prestito ma di un affidamento a
titolo anticipo fatture. Quindi se non aumenta il suo fatturato, non gli serve
a nulla;
esiste una assicurazione obbligatoria onerosa
associata, a copertura dell’aumentato rischio;
esiste la CSA, la commissione sull’affidamento. Dopo
che la legge Bersani ha tolto la commissione sul massimo scoperto le banche
hanno introdotto questo odioso balzello: mi paghi una percentuale sul massimo
che io in teoria ti potrei concedere, anche se non lo userai mai. Un vero e
proprio prelievo ingiustificato.
Morale: costi aggiuntivi di circa 10.000 €/anno per
non avere niente di utile. Cosa avrà fatto il nostro Pippo secondo voi? Sarà
andato in banca infuriato, e avrà minacciato il direttore di filiale per il suo
tentativo truffaldino?
No, niente di tutto questo. Con umiltà, moderazione,
sottotono, dice al direttore: “Grazie della vostra magnifica offerta, ma per il
momento non mi serve, per il mio giro d’affari basta quello che ho, semmai ne
riparleremo in futuro“.
Epilogo
Se pensate che sia finita così, non conoscete il modo
di ragionare della banca. Il direttore rispose a Pippo: “ma se rifiuti la
nostra offerta (immaginate l’accento… un’offerta che non potrete rifiutare…)
allora metti in crisi il nostro rapporto fiduciario!
Ma se non accetti quello che ti proponiamo così
generosamente, allora dobbiamo rivedere tutto il nostro rapporto! Mi vedrò
costretto a sottoporre il tuo caso ai piani alti, e penso che dovremo chiederti
di rientrare immediatamente dell’attuale scoperto…”
[http://www.stampalibera.com/?p=60896].
Nessun commento:
Posta un commento