C'è un articolo di Sandro Mela su Rischio Calcolato oggi
sul MontePaschi dove nota che a maggio ci saranno le elezioni locali a
Siena e in base ai sondaggi il PD perderà il controllo del Comune e di
riflesso del MontePaschi che è controllato dalla maggioranza politica.
Quasi tutto quello che ha fatto Bersani e il PD negli ultimi mesi era
dettato dall'esigenza di mantenere il controllo sul Montepaschi e
coprire lo scandalo e il buco di MPS. Ma se a fine maggio perdono la
maggioranza e il M5S vincesse a Siena poi potrebbe scoperchiare la
pentola del maggiore scandalo bancario dai tempi di Calvi e Banco
Ambrosiano
Di Giuseppe Sandro Mela

É noto che non mi
occupo né voglio occuparmi di politica, di partitica attuale, per intendersi
meglio. Ne tratto esclusivamente quando un particolare aspetto politico
potrebbe avere importanti risvolti economici e finanziari: ossia i temi
classici e tipici di Rischio Calcolato.
Nell’analizzare i
risultati dell’ultimo tornata elettorale a nessuno può essere sfuggita la situazione
anomala di Siena. Già rocca monolitica dei Ds nella loro corrente strettamente
erede diretta dell’ex Pci, intrinsecamente legata alla Direzione centrale ed al
gruppo che fa, faceva, capo all’on. Bersani, il Consiglio comunale di Siena
nomina con la Provincia, anch’essa rigidamente diessina di stretta osservanza,
la quasi totalità dei Membri del Consiglio di Amministrazione della Fondazione,
che a sua volta nomina quello di Monte Paschi Siena, la banca al servizio del
Partito Democratico di Sinistra. Tutti comunisti doc di provatissima fede,
fedeltà ed osservanza.
I travagli di Monte
Paschi Siena sono noti. Per decenni spensierato finanziatore del
Pci-Cosa-Quercia-Pds-Ds, ove bastava la tessera ed una buona presentazione per
rendere del tutto inutili le usuali garanzie che una banca dovrebbe chiedere a
chi chiedesse un prestito, adesso questa terza banca italiana é tecnicamente
fallita. Sopravvive solo per il suo impatto politico, ma questa sopravvivenza
non può certo essere prospettata essere eterna.
Sarebbe impossibile
comprendere quanto é accaduto e sta accadendo in Italia e nei Ds senza aver
chiaramente razionalizzato che ogni loro azione é volta a mantenerne il
controllo di questa banca ed a farla ricapitalizzare dallo stato: ma per far
ciò sarebbe stato indispensabile disporre di tutte le leve del governo. Ecco
quindi emergere chiara la vera motivazione dell’ostinazione contro ogni
evidenza dimostrata dall’on. Bersani. Non politica, ma bottega e, massimamente,
tener lontani gli estranei indiscreti dalle stanze dei bottoni.
Tuttavia le cose
sono mutate rapidamente e potrebbero anche prendere svolte inaspettate.
I Cittadini senesi
hanno già perso il loro motore economico che li manteneva con la grandiosità di
una gran signore in cambio di un miserabile voto nell’urna. Era il più
grandioso sistema di voto di scambio mai visto in Italia nell’ultimo secolo.
Non solo, oramai i senesi hanno ben chiaro che i titoli di Mps a loro mani non
differiscono poi gran ché dalla carta straccia.
La prima conseguenza
è stata un gran rivolgimento nei Ds senesi, che nelle primarie hanno espresso
un candidato sindaco vicino a Renzi, ma con una risicata maggioranza.
Già, perché il 26 e
27 maggio a Siena si voterà per il rinnovo del Consiglio Comunale, con tutto
ciò che ne deriverà.
La seconda
conseguenza é che alle elezioni politiche i Ds hanno perso la maggioranza
assoluta, attestandosi al 34%. Restano il partito di maggioranza relativa, ma
il M5S ha conseguito un ottimo 21% e la formazione che fa capo al sen. Monti si
é attestata al 12.7%: in pratica, un vero e proprio terremoto politico.
Il clamoroso
fallimento della linea Bersani e l’incarico all’on. Letta fanno il resto.
Da sondaggi e voci,
sembrerebbe proprio che la formazione grillina abbia concrete possibilità di
diventare la prima formazione politica alle prossime elezioni comunali. Con
tutte le conseguenze. Siena non é il Friuli, e la componente emotiva e di
interessi é massima.
Infatti, per tale
data la Fondazione non dovrebbe essere ancora in grado di aver varato la
variazione dello Statuto, cui si sta alacremente lavorando da tempo.
Se é vero che lo
formazione grillina non sembrerebbe disporre di persone tecnicamente preparate
a gestire il Consiglio di Amministrazione di una grande fondazione e della
relativa banca che governa, é altrettanto vero che risulterebbe per sempre
spezzato quel muro di omertosa complicità che ha da sempre caratterizzato la
gestione diessina di Monte Paschi Siena. Roba al cui confronto l’omertà mafiosa
sembrerebbe essere la loquacità delle massaie ai trogoli.
In conclusione,
attenzione! A fine maggio potrebbe essere possibile un cataclisma bancario, che
non potrebbe far altro che coinvolgere tutto il sistema finanziario nazionale,
e non solo.
É evidente che il
probabile é possibile, ma che spesso non trova la forza per concretizzarsi.
Tuttavia, data l’elevata probabilità di questo evento, qualche precauzione in
più potrebbe risultare salutare.
Si acclude un
articolo giornalistico sull’argomento che riporta particolari in materia.
Dovrebbe a nostro parere essere letto con giudizio.
Il Giornale.
2013-04-26. Grillo può «sfrattare» il Pd da Mps.
No, Beppe Grillo
non è Piero Fassino. E sicuramente il presidente di Monte Paschi, Alessandro
Profumo, ha uno standing differente (e meno «politico») di Giovanni Consorte.
Ma ciò non toglie che – nel caso di un non improbabile ballottaggio alle
prossime elezioni comunali – il popolare comico possa anche lui pronunciare la
celebre frase: «Abbiamo una banca?».
Uno scenario
apocalittico? Gli apostoli dell’anticasta nei gangli della terza banca
italiana? Può accadere, ma spieghiamo perché questa ipotesi non è campata per aria.
Siena è un Comune di oltre 50mila abitanti e il 26 e il 27 maggio prossimi si
svolgerà il primo turno delle amministrative dopo che l’ex sindaco Franco
Ceccuzzi ha rinunciato alla ricandidatura (si era dimesso dall’incarico dopo
che la maggioranza di centrosinistra si è spaccata sul bilancio; ndr) perché
indagato nell’ambito del crac del pastificio Antonio Amato, una vicenda nella
quale è coinvolta anche la precedente gestione del Monte dei Paschi.
Primarie
avvelenate.
E così lo scorso
fine settimana si sono svolte nuovamente le primarie del Pd, per individuare il
nuovo candidato sindaco. Trattandosi di una città toscana, la sindacatura è da
sempre una partita interna agli eredi dell’ex Pci, quindi chi vince le primarie
è sindaco in pectore, Va da sé. Ma questa volta è accaduto un fatto singolare.
In primo luogo: l’affluenza è stata di gran lunga inferiore a quelle di
dicembre che incoronarono Bersani contro Renzi (4.500 votanti contro 6.800). In
seconda istanza, è vero che il vincitore, il renziano Bruno Valentini, ha
ottenuto il 55% delle preferenze, ma si tratta di uno scarto di soli 510 voti
sul rivale, il «ceccuzziano» Alessandro Mugnaioli.
Guerre di
potere.
Le primarie si
sono svolte nel bel mezzo della tempesta che ha attraversato il Nazareno, con
un partito completamente spaccato sull’elezione del capo dello stato che ha
costretto il suo segretario Pier Luigi Bersani al passo indietro. La bassa
affluenza è sicuramente un termometro della situazione difficile che sta vivendo
il Pd. Il problema è che il rischio-spaccatura è ben presente anche a Siena. E
non è un caso che la prima mossa del renziano Valentini sia stata quella di volere nella propria squadra Mauro
Marzucchi, assessore al bilancio di Ceccuzzi e vicesindaco all’epoca di
Maurizio Cenni. Si tratta di un nome influente di quel “sistema Siena” che da
Piazza del Campo governava anche Rocca Salimbeni e viceversa. I contradaioli,
infatti, mormorano che i fratelli Monaci (Alberto e Alfredo, ex margheritini,
potenza di fuoco dell’ala centrista del Pd e da sempre vicini alla Fondazione
anche attraverso l’attuale presidente Gabriello Mancini) abbiano appoggiato
Valentini in opposizione all’ex sindaco, che contribuirono a mettere in
minoranza. Ecco perché il candidato renziano ha tutto l’interesse a coprirsi a
sinistra.
Insomma, il
rischio di una frattura è sempre incombente perché la sinistra di «rito senese»
non ha la disciplina tra le sue caratteristiche peculiari. Basti pensare che il
segretario della Fisac-Cgil, Agostino Megale, giunto da Roma per sottoscrivere
con i vertici di Mps l’accordo sugli esuberi e sul contratto si è visto
sconfessato dalla base locale del sindacato che gli ha mandato a monte
l’accordo. E da una partita grossa come quella interna alla banca si capisce
bene come Valentini non possa dormire sonni tranquilli.
Un sindaco a
misura di Siena.
Ma chi è Bruno
Valentini? Da qualche giorno è l’ex sindaco di Monteriggioni, la«porta» di
Siena, il paese nel quale vive la sorella di Alessandro Profumo e dove il
presidente ha preso la residenza perché lo statuto della banca impone al suo
numero uno la dimora nella Val d’Elsa. Come numerosi sindaci di Siena, anche
Valentini (57 anni) è un dipendente Mps, è responsabile settore Family nella
Provincia, si è iscritto al Pci da ragazzo ed è un sindacalista della
Fisac-Cgil, l’organizzazione leader nella banca. La carta d’identità non è
proprio quella del «rottamatore», piuttosto è la fotografia dell’apparatchik in
salsa senese.
Molte polemiche
inoltre scaturiranno dall’inconsueto abbandono di Monteriggioni, come ha già
raccontato il Giornale. Valentini non si è dimesso per correre alle primarie,
ma si è fatto dichiarare decaduto dal suo consiglio comunale avendo assunto la
presidenza della controllata Monteriggioni AD 1213, la srl che si occupa del
turismo e del castello nella cittadina. Insomma, se dovesse andar male,
Valentini un posto comunque ce l’ha…
La campagna
grillina.
I grillini
senesi, che oggi presentano i loro candidati, hanno già cominciato ad attaccare
e lunedì 29 all’assemblea del Monte dei Paschi che dovrà decidere l’azione di
responsabilità contro i precedenti vertici (oltre a Giuseppe Mussari, l’ex dg
Antonio Vigni e il capo della finanza Gianluca Baldassarri) per lo scandalo dei
derivati «Alexandria», «Santorini»e «Nota Italia», che hanno comportato 730
milioni di perdite nel bilancio 2012 e obblighi di versamento di collaterale
per 2,8 miliardi alla fine dello scorso marzo. Certo, le azioni risarcitorie
contro Nomura e Deutsche Bank potrebbero portare qualche frutto, considerato
anche il blocco di 1,8 miliardi disposti dalla Procura di Siena, ma è ancora
troppo presto per parlarne. L’unica cosa certa sono i 4 miliardi di Monti-bond
con i quali il Tesoro ha evitato il collasso del Monte e che però impongono
ogni anno interessi al 9%.
Per i grillini
il «buco» di Mps ammonterebbe a oltre 20 miliardi, perché il loro calcolo alla
«carlona» somma i 10 miliardi per l’acquisto di Antonveneta, i 6 miliardi di
restituzione del finanziamento con cui Santander aveva fornito liquidità
all’istituto padovano e i 4 miliardi dei Monti-bond, per l’appunto. Grillo ha
messo insieme patate e cipolle, ma sul grande pubblico la sparata fa presa.
Anche perché il Monte non è l’unico problema di Siena, costretta a fronteggiare
un disavanzo di 300 milioni a cui si aggiunge il «buco» da 200 milioni
dell’Università.
Le «mani» sulla
Fondazione.
Per verificare
come il Movimento 5 Stelle di Grillo sia un serio concorrente anche alla
poltrona di sindaco basta guardare ai risultati delle politiche dello scorso
24-25 febbraio a Siena. Il centrosinistra ha preso il 39% di cui il 34% del Pd,
M5s il 21%, il centrodestra il 20,5% e i montiani il 12,7%. Le candidature a
sindaco sono molto frastagliate con i soliti «elementi di disturbo» della
sinistra radicale e i moderati coagulati su Baricentro civico e Impegno per
Siena. Se il Pd non dovesse tenere, se i moderati facessero flop e se i
grillini continuassero sull’onda lunga di febbraio (circostanza non accaduta in
Friuli), non è peregrino ipotizzare un ballottaggio Pd contro Grillo, con il secondo
avvantaggiato dall’essere avulso dal cosiddetto «sistema-Siena» (ovvero una
città impiegata in una banca che sostiene la città, che a sua volta governa la
banca).
Alessandro
Profumo e l’ad Fabrizio Viola stanno cercando con successo di spezzare questo
meccanismo perverso e poco trasparente. Ma la Fondazione Mps con il suo 35% è
ancora il primo azionista dell’istituto di credito anche se non ha più la
maggioranza assoluta ed è destinata a diluirsi ovemai le cedole dei Monti-bond
dovessero essere pagate in azioni e quando sarà effettuato l’aumento destinato
a ripagare l’aiuto di Stato.
La Fondazione
sta riformando il proprio statuto. Le modifiche prevedono che la sede della
banca possa essere spostata da Siena e, soprattutto, un dimagrimento del suo
cda, la deputazione generale che dovrebbe scendere da 16 a 12 componenti. Oggi
il Comune di Siena nomina 8 consiglieri ed è il vero socio forte della banca.
Anche se la sua presenza dovrebbe essere ridotta, sarebbe comunque il primo
ente ad avere voce in capitolo sulla gestione del Monte. E se i grillini, per
caso, vincessero, Beppe potrebbe chiedere ai suoi amici senesi: «Abbiamo una
banca?».
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