“L’Italia è un paese da distruggere, un posto bello e
inutile, destinato a morire, dove tutto rimane uguale, immobile, in mano a
dinosauri…” (da La Meglio Gioventù)

“THE WINNER IS…”
Giorgio Napolitano! Finalmente il Parlamento, dopo
prolungato travaglio, è riuscito a partorire un nuovo nome per lo scranno più
alto di Roma.
Beh, “nuovo” non è forse l’aggettivo più indicato… Diciamo
che, quantomeno, la benamata “partitocrazia” ha cavato fuori qualcosa dal
cilindro!
Certo, non proprio il Bianconiglio… Ma “Italialand” ha ben
poco del Paese delle Meraviglie, apparendo piuttosto un gingillo
disgraziatamente finito nelle mani di una classe politica infantile e
trastullante...
La (ri)nomina quirinalizia ha assunto una valenza
propriamente reazionaria, conservatrice, in perfetto stile “ancien régime”.
Eppure, in soli due mesi, molto è cambiato: si è assistiti, di fatto, alla
trasformazione in senso semipresidenziale della Repubblica ed alla nascita del
primo governo -per alcuni “fantoccio”- del Presidente!
Tutto ciò, è bene ricordarlo, “a Costituzione invariata”...
Dove trae fondamento giuridico, or dunque, il nuovo assetto
politico-istituzionale?
Verrebbe da pensare ad una “Costituzione ombra”: una Carta
segreta, a metà tra le leggi di Murphy e le tavole mosaiche, i cui principi o
massime fondamentali possiamo solo maliziosamente immaginare...

I LEGGE DI NAPISAN:
“Se cerchi il futuro, guardati alle spalle…”
Il messaggio lanciato, perfino “urlato”, dalla maggioranza
degli italiani alle ultime Politiche (dal 25% degli elettori del movimento
antisistema di Grillo, come dal 25% di coloro che hanno disertato le urne) è
stato forte ed inequivocabile: “vogliamo cambiamento, rinnovamento, pulizia!”.
Come il Parlamento -il più giovane della nostra Repubblica-
ha risposto a questo grido? Rieleggendo al Quirinale, per un altro mandato
settennale, un degnissimo signore di 88 anni.
Dopo le elezioni politiche faunisticamente più stravaganti
della storia (trasformate in una gara tra lepri, giaguari, grilli e caimani,
mentre nei talk show i candidati esibivano le proprie bestiole domestiche),
mancava solo ritrovarsi un gattopardo al Colle, 101 sciacalli nel Pd… e 1007
struzzi in Parlamento!
Mai disperare: almeno i partiti hanno risposto agli inviti
ad un ricambio generazionale. Se le risposte, però, si chiamano Letta ed
Alfano, come non chiedersi se hanno sbagliato domanda???
II LEGGE DI NAPISAN:
“Se vuoi galvanizzare i parlamentari, strapazzali… ma non di
coccole!”
Nel film “Sogni d’oro”, Nanni Moretti strappava una calorosa
standing ovation, ad un pubblico teatrale fin lì alquanto apatico, intonando un
chiaro e forte: “Pubblico di merda! Pubblico di merda! Pubblico di merda!”.
In occasione del discorso di re-insediamento di Giorgio II,
non pochi increduli spettatori avranno avuto l’impressione di assistere ad un
remake improvvisato di quella scena! Più il vecchio Presidente rincarava il suo
atto d’accusa nei confronti di una classe politica messa pubblicamente in
croce, inchiodata alle proprie responsabilità, più i parlamentari rispondevano
commossi con applausi a scena aperta, scorticandosi le mani!
“Se mi troverò dinanzi ad assurdità, come quelle appena
passate, non esiterò a trarne conseguenze dinanzi al Paese!”, concludeva il suo
discorso. Ed ecco, in un’Aula Montecitorio sempre più estasiata, riecheggiare
in sottofondo una sola invocazione: “Santo subito”!
III LEGGE DI NAPISAN:
“Se sei convinto che Berlusconi sia politicamente morto, per
non ricrederti, aspetta almeno tre giorni…”
Tre giorni: tanti sono bastati al Pd per “concordare di non
saper concordare” su altro nome all’infuori di Napolitano!
Il tutto con la “viva e vibrante soddisfazione” di Berlusconi,
unico vero vincitore della partita per il Quirinale, segnando con scioltezza
due gol a porta sguarnita:
◆ il primo, assicurandosi alla Presidenza, più che un
mastino napoletano, un “cagnolino di guardia” della Costituzione (un Presidente
“mani di penna” pronto a controfirmare qualsiasi testo di legge gli si
sottoponga e sempre vigile contro ogni “eccesso d’indipendenza” di stampa e
magistratura: persino capace di porsi in conflitto con una Procura ed ottenere
la distruzione di intercettazioni che lo riguardavano, con ciò conquistandosi
la viva e sincera ammirazione di Silvio!);
◆ il secondo, spalancando le porte alla nascita del tanto
invocato “governissimo”, di cui la rielezione di Napolitano ha rappresentato
solo una prima “prova tecnica d’inciucio” (solo tre giorni dopo il Presidente
assegnava a Letta l’incarico per la formazione del nuovo esecutivo).
Altro che “non vittoria” (altra “genialata comunicativa”
dell’astro morente della politica italiana, Bersani): le elezioni del 25
febbraio hanno segnato una vera “debacle” per il Pd!
IV LEGGE DI NAPISAN:
“Se una rotta conduce alla deriva, sarà certo seguita dal
Pd…”
La Sinistra si è sempre contraddistinta per tratti di puro
“masochismo”: una pulsione autodistruttiva sintetizzabile nello slogan
“facciamoci del male!”. Questa volta, però, il “tafazismo democratico” ha dato
la prova migliore di sé in assoluto.
Attaccare oggi il Pd è operazione fin troppo semplice, un
po’ come sparare sulla Croce Rossa… Ma come rimanere inermi dinanzi
all’ennesimo “disastro politico” di un Partito capace di collezionare una
sfilza di disfatte tali da far impallidire la macchina da guerra del funesto
Occhetto?
La cosa più di sinistra che Bersani è riuscito ad esternare
in campagna elettorale -mentre molti stavano ancora a chiedersi il senso della
metafora del passerotto in mano e del tacchino sul tetto…- è stata
“smacchieremo il giaguaro”. Come sorprendersi, allora, se la “lepre di Bettola”
è finita stordita da un Grillo e sbranata da un Caimano?
Passi l’avallo al governo Monti (allorquando al Pd, con un
po’ di coraggio in più, sarebbe bastato un ritorno anticipato alle urne per realizzare
la sua “mission” storica: polverizzare Berlusconi!); passi la rinuncia a far
campagna elettorale (rassicurati da sondaggi preannuncianti una vittoria “a
mani basse” del centrosinistra); passi l’orgogliosa riottosità nell’accettare
la candidatura Rodotà (come aspettarsi, del resto, che un partito di Sinistra
sostenesse una candidatura di Sinistra???). Ma quanto tempo dovrà passare per
far dimenticare la “figuraccia” del Pd nel raggiungere una “vaga intesa” su di
un nome per il Quirinale?
Il “Titanic democratico”, sotto l’abile guida di un Bersani
emulante le gesta di capitan Schettino:
◆ giovedì 18 aprile, affondava Marini (la cui candidatura,
emersa a sorpresa nella notte, cancellava con un “colpo di spugna” la linea
politica seguita per 50 giorni dal Partito);
◆ venerdì 19, affondava Prodi (il cui nome era emerso
frettolosamente in mattinata per correre ai ripari, stravolgendo nuovamente
quel pò di logica politica sottostante la candidatura Marini);
◆ sabato 20, recuperava dagli abissi il relitto di
Napolitano (cui ci si è, infine, disperatamente appigliati per mancanza di
altre scialuppe!).
Non è chiaro se i parlamentari democratici, molti alla prima
esperienza, abbiano scambiato la partita politica per il Quirinale per una
partita di battaglia navale... E non è chiaro se, quantomeno, ne conoscessero
le regole del gioco, essendosi colpiti ed affondati da soli!
In appena quattro mesi (due di campagna elettorale, due post
elettorali), Bersani è riuscito a sfasciare un partito che vantava 3 milioni di
“fessi” disposti persino a pagare pur di illudersi di contare qualcosa! C’è chi
sostiene che “in Italia spesso chi ha le idee migliori è un perdente” (Pier
Luigi Celli): anche se così fosse, i segretari del Pd rimarrebbero l’eccezione
che conferma la regola...
La profezia di Nanni Moretti del 2002 (“Con questi dirigenti
non vinceremo mai, non sanno più parlare al cuore, alla testa e all’anima delle
persone!”) sembra divenuta una maledizione. Se due indizi fanno una prova, di
prove se ne hanno oramai tante da poter pronunciare sentenza:
◆ il Pd vince quando perde le primarie (si vedano le ultime
elezioni a Milano, Genova, Cagliari, Palermo, Puglia);
◆ il Pd perde tutte le volte in cui vince le primarie (si
veda la disfatta elettorale di Veltroni prima, Bersani poi; non fanno testo i
casi Crocetta e Serracchiani, entrambi candidati di rottura che hanno giocato
la campagna elettorale tutta “per” il Pd ma “contro” il Pd).
Dal 2002 ad oggi, in realtà, qualcosa è cambiato: nel 2008 è
nato il Pd, all’insegna del motto “morti due partiti… se ne fa un altro!”.
Cos’è il Pd?
Il primo esperimento di “vivisezione politica” della storia:
un OPM (“organismo politicamente modificato”) creato dalla fusione a freddo tra
le due anime storiche del centrosinistra, quella postdemocristiana e quella
postcomunista.
Cosa ha rappresentato il “sogno democratico”, in una formula
il veltroniano “Yes, we can”?
Un’illusione (quella di costruire un partito a “vocazione
maggioritaria”) frutto di una presunzione (quella di concepire un “partito-coalizione”
in un sistema politico non bipartitico) e trasformatasi presto in un incubo
(quello di veder presentato come “nuovo” un partito retto dalla vecchia classe
dirigente di Ds e Margherita).
Il risultato?
Un partito né “pesante” (stile ex Pci) né “leggero” (stile
ex Forza Italia), bensì “gassoso”, ovverossia inconsistente: un “amalgama
malriuscito”, ebbe modo di definirlo Massimo D’Alema; un “tubetto senza
dentifricio”, per Arturo Parisi.
V LEGGE DI NAPISAN:
“Avvertenza: occupare a lungo una poltrona può causare
dipendenza!”
“Non mi convinceranno mai a restare”: queste le parole di
Napolitano, in un’intervista al Corriere della Sera del 14 aprile scorso.
Peccato che, trascorsa una settimana, lo stesso si rendesse disponibile ai
partiti per un reincarico!
B&B (Bersani and Berlusconi), in pellegrinaggio su al
Colle come fosse Canossa, evidentemente hanno offerto al riluttante Giorgione
una prospettiva più allettante di quella di trascorrere i suoi ultimi anni in
un anonimo B&B (Bed and Breakfast) sull’isola di Stromboli… In fin dei
conti, anche senza vista mare, al Quirinale il clima non è poi così male… ed il
servizio gratuito ed “All Inclusive”!
VI LEGGE DI NAPISAN:
“Le parole sono importanti: pronunciatele con prudenza!”
“Golpe!”: questo il primo epiteto venuto in mente a Beppe
Grillo per commentare la rielezione di Giorgio II.
“Le parole sono importanti!”, avrebbe risposto il Nanni
Moretti di “Palombella Rossa”, per cui è doveroso precisare che si tratta di
un’emerita idiozia, di una sciocchezza: anzi, di un’offesa alla lingua
italiana!
La ragione? Molto ovvia:
◆ in primis, nessuna norma costituzionale o regola
democratica è stata violata;
◆ in secundis, il nome di Napolitano è stato indicato da
oltre i due/terzi dell’Assemblea dei grandi elettori.
Detto questo, è sempre legittimo esercitare il diritto di
critica, anche nei confronti del Capo dello Stato. Non è un abominio, così,
affermare che il secondo mandato presidenziale costituisce una “anomalia
costituzionale” senza precedenti nella nostra storia!
Per comprenderlo, non occorre certo leggere il blog di
Grillo. Basta rileggersi l’autorevole parere degli ultimi due presidenti della
nostra Repubblica ancora viventi:
◆ Carlo Azeglio Ciampi, rifiutando nel 2006 ogni ipotesi di
rielezione, sostenne che la mancata rielezione del Presidente era da
considerarsi “una consuetudine significativa da non infrangere”, aggiungendo
che “il rinnovo di un mandato lungo, quale quello settennale, mal si confà alle
caratteristiche proprie della forma repubblicana del nostro Stato”;
◆ lo stesso Napolitano, fino al 7 marzo scorso, ebbe modo
di dire che “il già lungo settennato al Quirinale corrisponde bene alla
continuità delle nostre Istituzioni ed anche alla legge del succedersi delle
generazioni”, ribadendo, il 14 aprile, che la sua rielezione “sarebbe una non
soluzione, perché ora ci vuole il coraggio di fare delle scelte, di guardare
avanti. Sarebbe sbagliato fare marcia indietro, ai limiti del ridicolo: niente
soluzioni pasticciate e all’italiana”.
Come non giudicare, allora, la rielezione del Capo dello
Stato una scelta “ai limiti del ridicolo”, una "non soluzione": anzi,
una “soluzione pasticciata e all’italiana”?
VII LEGGE DI NAPISAN:
“Se la Costituzione né funziona né si riforma… basta
raggirarla!”
La trasformazione del ruolo del Capo dello Stato è un
processo storico che si può far risale addirittura alla presidenza Pertini e si
è ancor più palesato sotto la presidenza Cossiga.
Negli ultimi due anni, però, questo processo ha registrato
una brusca accelerazione: sotto la presidenza Napolitano, per cause di forza
maggiore (la concomitanza di crisi finanziaria e politica), si è assistito ad
un’evoluzione della forma di Stato in senso semipresidenziale.
Sintomi di questa “patologia” -tale in quanto sviluppatasi
al di fuori dei canoni della Costituzione- sono stati:
◆ prima, la nascita del governo Monti, un governo tecnico
del Presidente;
◆ poi, la rielezione di Napolitano, in netto contrasto con
lo spirito dei Padri Costituenti;
◆ per ultimo, la nascita del governo “Alf-etta”, un governo
politico del Presidente (formato dietro suo esplicito diktat, assumente come
base di programma il rapporto dei dieci saggi di nomina presidenziale e nel
quale il Capo dello Stato ha svolto un ruolo decisivo per la formazione della
squadra ministeriale).
Piccolo particolare: ad oggi, l’Italia è una repubblica
parlamentare ed il Capo dello Stato è di nomina politica.
Non è augurabile, allora, che il prossimo presidente della
Repubblica sia eletto direttamente dai cittadini, piuttosto che da una
combriccola di segretari riunitisi in segrete stanze?
Non sono maturi i tempi per una riforma organica della
seconda parte della Costituzione?
E perché mai delegare tale compito ad una fantomatica
“Convenzione per le riforme”, quando in Parlamento già sono presenti due
apposite Commissioni Affari Costituzionali?
VIII LEGGE DI NAPISAN:
“Se credete nella democrazia rappresentativa e partecipata…
avete mai pensato di trasferirvi in Svizzera?”
“Mai e poi mai con Berlusconi!”: questo l’unico slogan
vincente del Pd in campagna elettorale, mentre Bersani già strizzava
l’occhiolino a Monti… Oh perbacco! Chi avrebbe mai creduto che, dopo poche
settimane, i vice di Bersani (Letta) e Berlusconi (Alfano) si sarebbero
ritrovati “fianco a fianco” alla guida dello stesso governo?
“Mai e poi mai con Monti!”: questo il messaggio scandito “a
caratteri cubitali” da Berlusconi, dopo aver decretato la fine anticipata del
governo tecnico… Acciderbolina! Chi avrebbe mai immaginato che, dopo pochi
mesi, Pdl e Scelta Civica sarebbero tornati a governare insieme, ricostituendo
la stessa maggioranza reggente il governo Monti?
“Mai e poi mai senza Monti!”: questa la litania recitata
fino alla noia da Casini, pronto a idolatrare l’ex Premier come un salvatore
della Patria… Perdindirindina! Chi avrebbe mai scommesso un cent che sarebbe
bastata un’analisi post-voto a suggerire a Casini di prendere le distanze dal
Professore?
L’Italia è davvero, per dirla alla Montanelli, “un Paese
senza memoria, che ignora il proprio ieri”…
Con la “doppia mossa” Napolitano-Letta, la “partitocrazia
italiota” ha adottato una strategia di difesa ben precisa: barricarsi dentro il
Palazzo, non concedere alcun spiffero al vento del cambiamento, sbarrare le
porte per silenziare le piazze, sedersi attorno al tavolo per aiutarsi a
rattoppare le vesti a brandelli dei partiti, nel tentativo di ricostruire una
“presentabilità perduta”!
In tutto questo, qual è il peso della volontà (sovranità)
popolare? Il “governissimo” -benservito, sul piatto del Pdl, dai 101 “franchi
tiratori” del Pd- è proprio l’appalesarsi della “paura fottuta” dei partiti di
sottoporsi al giudizio degli elettori!
Come stupirsi se è divenuta consuetudine per gli elettori
“disertare le urne” (o votare il M5S…) piuttosto che legittimare una classe
politica sempre più “aliena”, marziana, capace di rispondere al malcontento
crescente solo “blindandosi” e rafforzando le scorte?
IX LEGGE DI NAPISAN:
“Perché invocare una Terza Repubblica… quand’è possibile
risuscitare la Prima?”
“Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto
cambi”: ancora una volta sembra avveratasi la celebre profezia di Tancredi ne
“Il Gattopardo”.
“Canti di giubilo” si sono alzati alla notizia della nascita
del governo “Alf-etta”. Stampa e tv governativa, all’unisono, hanno esaltato
gli elementi di novità, giovinezza, parità di genere del nuovo esecutivo… in
perfetto stile telegiornali “Istituto Luce” del Ventennio!
Più che incontri segreti, pare che al Palazzo si siano
tenute “sedute spiritiche” per risuscitare l’antico, consociativo “spirito
Cencelli”, che sembrava sepolto tra le ceneri del ‘900.
Il governo “Alf-etta” costituisce la più intelligente
operazione di “alchimia politica” possibile per camuffare quello che ha tutte
le caratteristiche proprie di un “inciucio” ed occultare la riemersione, dagli
abissi della Prima Repubblica, di una “balena bianca”! Si direbbe che, dal
tentativo della classe politica di “sbiancare” con un colpo di spugna le
proprie macchie, è uscito fuori un governo “bianchissimo”: anzi, il più bianco
che si può!
X LEGGE DI NAPISAN:
“Se vuoi giustificare una porcata, basta non chiamarla per
nome, appellandosi a formule di distrazione di massa quali governo di
servizio…”
Senza giri di parole, la rielezione di Napolitano e la
nascita del “governissimo” sono state le “chiavi di porco” utilizzate dalla
“banda del buco” dei partiti per scassinare la democrazia, saccheggiandone la
sovranità! Alla fine di questo “Romanzo Quirinale”, politici per anni recitanti
la parte di acerrimi avversari, gettata la maschera, si sono seduti allo stesso
banchetto, dando al Paese il “benservito”!
Il governo “Alf-etta” è la personificazione del nuovo
compromesso storico, con una non piccola differenza: ieri le parti in causa si
chiamavao Moro e Berlinguer, oggi Alfano (ancora alla ricerca del “quid”
perduto…) e Letta (un giovane già vecchio, cresciuto al latte del seno dello
zio!).
“Di’ una cosa di sinistra, di’ una cosa anche non di
sinistra, di civilità… Di’ una cosa, di’ qualcosa! Reagisci!”: questo l’appello
rivolto a un D’Alema d’annata da Nanni Moretti nel film “Aprile”. Per i strani
corsi e ricorsi della storia, nell’aprile appena scorso, la cosa più di
sinistra che il Pd è riuscito a dire è stata: “Si a Napolitano, no a Rodotà; si
a Berlusconi, no a Grillo”.
Molti elettori democratici si erano già rassegnati ad
ingerire la “pillola Monti”… Nessuno, però, si sarebbe aspetto d’assumere anche
la “supposta Berlusconi”! Molti di loro non si chiederanno più “dove ha
sbagliato il mio partito?”, bensì “come ho potuto così ingenuamente sbagliare
partito?”.
Ogni espediente comunicativo, stratagemma lessicale,
artifizio retorico si è tentato per addolcire il passivo “bunga bunga”
richiesto agli elettori di centrosinistra. Qualche esempio? Nessun accenno al
termine “inciucio”, solo “governo di servizio”; vietato parlare di “tradimento
elettorale”, solo di senso di responsabilità; un tabù le parole “incoerenza” o
“trasformismo”, meglio appellarsi al “dovere verso la Patria”…
Le parole d’ordine più correntemente gettate in pasto agli
italiani?
◆ “Governo subito, governo purché sia!”. Ma perché mai, in
democrazia, la prospettiva di un ritorno alle urne sarebbe tanto deprecabile?
◆ “Tornare al voto col Porcellum? Che Dio ce ne scampi!”.
Verissimo. Ma perché mai dovrebbe ricadere sugli elettori la colpa dei partiti,
mostratisi incapaci, in un anno e mezzo di governo Monti, di cambiare la tanto
vituperata legge elettorale? E cos’ha impedito al nuovo Parlamento di dedicare
i due mesi trascorsi ad approntare subito una riforma elettorale, piuttosto che
traccheggiare invano?
◆ “Il governissimo? Non ci sono alternative!”. Niente di
più falso! Di alternative ve ne sarebbero state almeno tre: governo di scopo
(per la sola riforma elettorale) con chi ci sta, governo di cambiamento Pd-M5S,
elezioni anticipate a giugno. “Falso” affermare che il M5S si è reso
indisponibile a qualsiasi ipotesi di governo: l’indisponibilità era, di certo,
nei confronti di un governo di minoranza Bersani. Perché lo “smacchiatore di
giaguari” non ha subito fatto un passo indietro, perse le elezioni, per
facilitare una convergenza con i “pentastellati”? E perché, dopo 55 giorni
d’inconcludenti avance, Bersani ha voltato le spalle ai grillini proprio quando
questi ponevano sul piatto del compromesso il nome di Rodotà?
◆ “Grillo? Inimmaginabile come alleato di governo!”. Alla
fine nel Partito Democratico ha prevalso la logica gattopardesca, tipicamente
sicula, del “megghio u tintu canusciuto ca u bonu a canuscise”… Benissimo. Ma
come spiegare ai propri elettori d’aver ritenuto il Cavaliere d’Arcore (appena
cinque mesi fa staccante la spina al governo Monti) un personaggio più serio ed
affidabile? E come reagirà la base del Pd, per mesi rassicurata dal mantra
bersaniano del “mai con Berlusconi” e “o governo di cambiamento, o voto”? Di certo,
i militanti democratici avranno una (anzi 101) ragioni in meno per difendere il
proprio partito dall’etichetta “Pd-menoelle”: Pdl, piuttosto, pare ormai
acronimo di “Partito di Letta”!
“Preferisco che i voti vadano al Pdl piuttosto che
disperdersi verso Grillo”, confessava un ingenuo Letta (Enrico) in tempi non
sospetti (13 luglio 2012). Per una volta, un dirigente Pd ne ha “azzeccato”
una: alle prossime elezioni, difatti, sarà altamente probabile che molti voti
andranno al Pdl… piuttosto che disperdersi verso il Pd!
A buon intenditor…
“Noi fummo i gattopardi, i leoni. Chi ci sostituirà saranno
gli sciacalli, le iene. E tutti quanti, gattopardi, leoni, sciacalli e pecore,
continueremo a crederci il sale della terra” (Don Fabrizio, da Il Gattopardo)
http://gaspareserra.blogspot.it/2013/05/la-repubblica-di-napisan.html
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