di Mickey z.
countercurrents.org
“Se il pensiero corrompe il linguaggio, anche il linguaggio può corrompere il pensiero.” – George Orwell
Scrive la mia amica Vi Ransel nella sua poesia “L’ ABC dell’atrocità”:
Gli animali sono il mezzo col quale insegniamo
ai nostri bambini non solo le basi del parlare,
ma anche col quale diamo loro gli strumenti di cui avranno bisogno
per iniziare a leggere.
“Come fa la mucca?”, domandiamo
“la M di maiale”, gli diciamo
mentre i loro amici animali urlano in agonia
mentre li massacriamo meccanicamente senza pietà.
“Se il pensiero corrompe il linguaggio, anche il linguaggio può corrompere il pensiero.” – George Orwell
Scrive la mia amica Vi Ransel nella sua poesia “L’ ABC dell’atrocità”:
Gli animali sono il mezzo col quale insegniamo
ai nostri bambini non solo le basi del parlare,
ma anche col quale diamo loro gli strumenti di cui avranno bisogno
per iniziare a leggere.
“Come fa la mucca?”, domandiamo
“la M di maiale”, gli diciamo
mentre i loro amici animali urlano in agonia
mentre li massacriamo meccanicamente senza pietà.
Più tardi nella vita, ovviamente, siamo intensamente
condizionati su come non usare il linguaggio quando si tratta di animali. Certe
parole, pare, sono riservate solo a questioni umane. A seguire, tre parole che
credo dovremmo re-immaginare.
Schiavitù
Ogni qualvolta si usa la parola “schiavismo”, vengono
automaticamente in mente immagini del commercio degli schiavi africani, il
commercio triangolare e le piantagioni dell’ America del Sud.
Ad ogni modo, lo schiavismo è attualmente l’industria in più
rapida crescita al mondo – un’ impresa multimiliardaria stimabile in circa 27
milioni di schiavi moderni. Questa include traffico del sesso, schiavitù dal
debito, lavoro forzato, e molto altro ancora.
In altre parole, la parola ed il concetto di schiavitù non sono,
né sono mai stati riservati esclusivamente agli afro-americani.
Infatti, la parola ed il concetto di schiavitù non sono, né
dovrebbero mai essere riservati esclusivamente agli esseri umani. Per esempio:
- Quando un
cavallo è rinchiuso in una piccola stalla e portato fuori solo per essere
costretto a portare un carico umano in giro per Central Park al fine di
procurare un guadagno al suo proprietario (sic), secondo qualsiasi definizione
sensata, quella è una forma di schiavismo.
- Quando un cane
femmina è confinato in una gabbia in un allevamento e costretto a produrre
cuccioli su cuccioli da vendere per il guadagno del proprietario,
innegabilmente, è una forma di schiavismo.
Dichiarare che questi (e tanti altri ancora) non sono esempi
di schiavismo vuol dire tradire una propensione alla discriminazione (specismo)
e non mostrare alcuna compassione.
Gli schiavi del debito moderni in Asia patiscono un’
esperienza largamente diversa, per esempio, da quella degli schiavi africani in
una piantagione del 1825. Tali uomini oppressi sono in ambedue i casi degli
schiavi.
Ugualmente, se si chiama un animale “schiavo”, non è per
implicare che l’esperienza dell’animale sia indistinguibile da quella di un
essere umano. Semplicemente, prende atto del fatto che una creatura senziente è
tenuta prigioniera e sfruttata nel nome del profitto di qualcun altro.
Stupro
Un titolo di NBCNews.com del 31 marzo strilla: “Mamma orsa?
Lo zoo nazionale insemina artificialmente un panda gigante.”
Nell’ articolo, abbiamo scoperto che “un team di scienziati
e veterinari” presso lo zoo nazionale di Washington DC aveva inseminato
artificialmente la femmina di panda gigante dello zoo dopo la mancata
riproduzione naturale.
Abbiamo anche scoperto che lo zoo aveva chiamato questo
panda gigante “Mei Xiang”, inseminato artificialmente con “una combinazione di
seme fresco e congelato preso dal panda maschio dello zoo “Tian Tian”. Se
qualcuno fosse curioso, il seme fresco era stato raccolto la mattina stessa.
Contemporaneamente, per tutto il pianeta –24 ore al giorno—
l’”inseminazione artificiale” è la regola per l’industria casearia. Ecco come
lo spiegano i ragazzi di HumaneMyth.org :
“Tutti i tipi di industria casearia utilizzano la
fecondazione forzata delle mucche. Ciò comporta l’ introduzione di un braccio
nel retto della mucca per mettere l’utero in posizione, e l’inserimento di uno
strumento nella vagina. Lo strumento utilizzato prende il nome di “rape rack”
(asse da stupro).”
Rape Rack
A dispetto di ciò (e di tanto altro), quando la parola
“stupro” è usata per definire tali pratiche, essa viene spesso accolta con
indignazione da coloro i quali credono che tale parola appartenga al solo
dominio umano --umano non maschio, perlopiù.
Ma se tutti siamo d’accordo che, per esempio, lo stupro di
un uomo in carcere non sia identico al più frequente stupro di donne (o di
maschi omosessuali), perché allora questa parola dovrebbe rimanere fuori dalle
circostanze uniche di, per esempio, panda giganti o mucche da latte?
(E’ illuminante fare caso a come ci sentiamo tranquilli nel
dare un nome umano ad una creatura senziente tenuta in cattività, e poi
rigettiamo l’uso di certe parole in riferimento a non umani.)
Usare la parola “stupro” per riferirsi all’ inseminazione
forzata di un non umano non sminuisce l’ orribile trauma dello stupro umano.
Affermare il contrario significa tradire una propensione alla discriminazione e
non lasciare spazio ad alcuna compassione.
Olocausto
Per una simile restrizione autoimposta, il termine
“olocausto” si associa unicamente ad umani di etnia o religione ebrea.
Mentre l’elenco di comunisti, omosessuali, rom e dissidenti
uccisi nei campi di concentramento nazisti, non rientra nell’utilizzo limitato
di tale parola, che dire degli affollatissimi treni, dell’immagazzinamento,
delle sperimentazioni, delle uccisioni col gas, e del massacro mirato di esseri
non umani?
E’ stato stimato che in tutte le guerre e tutti i genocidi
storicamente registrati, siano stati uccisi un totale di 619 milioni di esseri
umani. Lo stesso numero –619 milioni di animali– vengono uccisi ogni 5 giorni
per diventare “cibo” dell’industria che è la prima fonte mondiale di gas serra.
Non è forse questo olocausto, cioè “distruzione o massacro
di massa”?
Perché dovrebbe essere una mancanza di rispetto nei
confronti delle angosciose esperienze umane, il fatto di usare la stessa parola
per descrivere una pratica che minaccia in genere la vita sul pianeta?
“Auschwitz” scrisse Theodor Adorno, “inizia quando qualcuno
guarda un mattatoio e pensa: sono solo animali.”
Affermare il contrario significa tradire una propensione
alla discriminazione e non lasciare spazio ad alcuna compassione.
Il Linguaggio della Liberazione
Perché penso sia importante l’uso di un tale linguaggio per
parlare dell’abuso istituzionale di esseri non umani?
Come spiega anche Vi Ransel nella sua poesia, se partiamo da
“m sta per maiale”, la corruzione del linguaggio ci porta a rinominare “parti
del corpo smembrate” come manzo, maiale, montone, pollo, cheeseburgers, etc.
Eufemismi discriminatori normalizzano la violenza, e dunque
rendono più facile e accettabile per gli animalisti che vogliono smantellare la
cultura dello stupro, farlo mentre, per esempio, bevono un milk shake.
Se parole come schiavo, stupro, olocausto, etc. evocano
(appropriatamente) orrore, paura, oltraggio, e un sentito desiderio di
cambiamento, immaginate che profondo legame potremmo instaurare col mondo
naturale se permettessimo l’uso di un tale linguaggio per parlare di non umani.
Abbandonare il privilegio –si, privilegio— dello specismo è
un atto di liberazione profondo dalle restrizioni gerarchiche. E’ abbracciare a
tempo pieno uno stile di vita rivoluzionario.
Angela Davis, una che ne sa un po’ di sfide al “privilegio”,
ha dichiarato che essere vegana è “parte di una prospettiva rivoluzionaria –non
solo creare relazioni compassionevoli tra esseri umani, ma anche con gli altri
esseri che abitano questo pianeta.”
Nella narrazione del film fondamentale Earthlings, ci viene
detto:
“Per analogia con “sessismo” e “razzismo”, il termine
“specismo” è un pregiudizio o attitudine a favorire gli interessi di una
singola specie a discapito delle altre… Come noi, (gli animali) sono il centro
psicologico di un’esistenza che è solo loro. Quello di cui gli animali hanno
bisogno, il modo in cui dovremmo trattarli, sono domande le cui risposte
nascono dal riconoscimento della nostra affinità psicologica con loro.
Lasciate che ripeta i due passi proposti negli articoli
precedenti:
- rifiutate lo
specismo.
- rispettate e
difendete ogni creatura.
Se questi cambiamenti vi suonano improbabili o persino
impossibili: provate a bussare alla vostra immaginazione, guardando oltre le
opzioni limitate che siamo stati programmati ad accettare, e provando a vedere
questi adattamenti non solo come perfettamente fattibili, ma come
innegabilmente necessari.
Abbandonate il privilegio dello specismo, abbracciate
l’empatia con ogni essere senziente, e lasciate che la compassione guidi le
vostre scelte.
Mickey Z. è autore di 11 libri, e recentemente del romanzo
Darker Shade of Green. Fino a che le leggi non cambieranno, o l’energia sarà
finita, potrà essere trovato su un oscuro sito web chiamato Facebook.
Fonte: www.countercurrents.org Link:
http://www.countercurrents.org/mickeyz020413.htm
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