Quattro senatrici del Partito Democratico, hanno
presentato un disegno di legge intitolato "Misure in materia di contrasto
alla discriminazione della donna nelle pubblicità e nei media", che vieta
la presenza del corpo femminile in atteggiamenti sexy negli spot pubblicitari.
Arresto e 5 milioni di multa per chi sgarra


Mozione del Partito Democratico contro l'uso del corpo
femminile negli spot pubblicitari. Quattro senatrici del Pd, Manuela Granaiola,
Daniela Valentini, Valeria Fedeli e Silvana Amati, hanno infatti presentato un
disegno di legge intitolato "Misure in materia di contrasto alla
discriminazione della donna nelle pubblicità e nei media", con l'obiettivo
di vietare l’utilizzo del corpo della donna nella pubblicità televisiva o
stampata, pena pesanti sanzioni, fino a 5 milioni di euro e addirittura
l'arresto.
In poche parole potremmo dire addio a Belen in intimo che
sorride ammiccante, basta Uma Thurman che conturbante sembra proporre un
rapporto sessuale al suo interlocutore, basta star e belle donne in
atteggiamenti ambigui che campeggiano sui tram o sui cartelloni pubblicitari,
insomma l'intento è quello di condannare tutte le pubblicità che
"trasmettono non solo esplicitamente, ma anche in maniera allusiva,
simbolica, camuffata, subdola e subliminale, messaggi che suggeriscono,
incitano o non combattono il ricorso alla violenza esplicita o velata, alla
discriminazione, alla sottovalutazione, alla ridicolizzazione, all’offesa delle
donne". Questo è ciò che scrive Libero, in un articolo in cui attacca
"Inquisitrici del Pd"..

Eppure, chi ha buona memoria, può ricordare che lo stesso PD
in passato, in occasione della festa dell'unità del 2011 ha realizzato un
manifestato, dove sono visibili le gambe di una donna, con la gonna che viene
leggermente alzata dal vento, non a caso titolo dello slogan è proprio la frase
"Cambia il vento". Dunque, che dire chi è senza peccato scagli la prima
pietra.
Un provvedimento simile è già stato preso dal Comune di
Milano che qualche giorno fa ha varato un regolamento per la valutazione dei
messaggi da affiggere sugli spazi comunali o delle partecipate, vietando quelli
che raffigurano stereotipi avvilenti per la dignità delle persone.
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