domenica 24 marzo 2013

A VOI PIDDINI

E' uno spettacolo penoso ed imbarazzante. I piddini stano perdendo la dignità, il ritegno e l'amor proprio. I loro argini emotivi stanno cedendo sotto l'onda di piena della paura di non riuscire ad afferrare  il troppo desiderato successo elettorale. Come una finale di Champions che ti sfugge al 94' per un rigore che non c'era.

Chi ha a che fare con loro in questi giorni sa che non ci si ragiona. Stanno tutti nel reparto degli agitati, sottogruppo di quelli che hanno la crisi paranoidea da cortisone e ti guatano con gli occhi torvi: "Tu ce l'hai con me! Si, non vuoi fare l'alleanza con me, tu hai votato Grillo, bastardo!"

Non se la prendono più con il nemico storico B. perché inconsciamente, anche se da svegli lo negano, sanno di essere stati morsi sul collo e di essere diventati come lui fin dal 1994. Se la prendono con il nuovo nemico: i grillini. La zeppa tra le ruote, l'imprevisto, il cigno nero che gli sta rovinando i piani di conquista del Lebensraum oltre l'Emilia rossa e l'infinito, di tutte le istituzioni e di tutti i gangli del potere.

Il piddino - e per piddino io intendo l'insieme di piddini, PDini e PUDini della tassonomia di Bagnai, senza fare distinzioni - già normalmente ti sfianca con quel buonismo iperglicemico  che ti fa solo venir voglia di strangolare lentamente un tenero coniglietto; ma se si sente minacciato nel diritto divino di comandare, come accade in questi giorni, se vede il suo piccolo grande fogno infrangersi sul muro della realtà, tira fuori tutta la meschina cattiveria di cui può essere capace il borghese piccolo piccolo. Piccolo perché ideologicamente debole e per questo ancor più pericoloso perché ti attacca alla gola. Quando, come in queste prime fasi di elaborazione del lutto postelettorale da semitrombatura, è in fase maniacale, dà veramente il peggio di sé e diventa ancora più insopportabile perché perde il senso dell'umorismo. Il piddino agitato e non mescolato ti inonda di sarcasmo spuntato e di battute che però non fanno più ridere perché odorano della propria tragedia. E tu provi l'imbarazzo dello spettatore del comico che non fa più ridere. Se ci pensate bene è il fenomeno che si è verificato a Sanremo, con un Crozza che ripeteva tragicamente il numero di Bersani smacchiatore credendo di celebrarne l'imminente gloria ma dando invece l'impressione di parlare di qualcosa di perduto, di sconfitto, di finito, di terribilmente out. 
C'è un motivo profondo ed oscuro che spiega questo clima di tragedia che si attacca come la pece ai dirigenti, ai seguaci ed agli elettori, fino ai più sfegatati piddiminkia.
La consapevolezza che il redde rationem, che i conti con l'elettorato che hanno tradito adottando le peggiori politiche shockeconomiste sottomesse al mercantilismo del Nord Europa, è sempre più vicino. Ricordate quel gioiello in bianco e nero di Vittorio De Sica dove, per tutto il film, una voce stentorea ripete: "Alle diciotto comincia il Giudizio Universale!"?




Il clima da crollo di un'era, da fine regime, da giudizio universale li sta intossicando e reagiscono proiettando  la colpa su nemici esterni, sui traditori, su coloro che hanno voltato loro le spalle, negando al contempo che ci sia qualcosa di fatalmente coattivo nel loro destino che li spinge a ripetere gli errori.
Non avevo mai visto niente di più imbarazzante e tragico del finale di campagna elettorale, chiusi nel teatro d'avanspettacolo  - mentre fuori si teneva una festa che era la festa al regime e che stabiliva l'ineluttabilità del voto al M5S di chi voleva cambiare le cose - con il becchino Moretti a recitare l'orazione funebre. "Con questa dirigenza non andremo mai da nessuna parte", gridava una volta con in corpo ancora un'anelito di vita. Poi è entrato in banca pure lui. 
Il senso di tragedia è dato anche dall'attaccamento e dalla bizzarra fascinazione per il babbo senza palle Bersani. Quello che è tenuto sotto mattarello dall'azdora ma con gli amici del bar racconta di quando smacchiava i giaguari. Un personaggio patetico nel suo imbarazzante provincialismo che però al piddino dà tanta sicurezza, come fosse l'oggetto transizionale, l'orsacchiotto sul cui naso ci siamo tutti fatti i dentini. Renzi è sembrato troppo autonomo, troppo voglioso di uscire dal cortiletto e di farsi una vita sua e quindi nel segreto dell'urna delle primarie il piddino ha votato per la figura che maggiormente gli ricordava il concetto di delega. Come quando ti scoccia andare alla riunione di condominio e deleghi il vicino più insulso ma che consideri per questo più innocuo, colui che sai che non voterà mai a favore del rifacimento del tetto da ventimila euro.
A voi piddini è ispirato alla celebre canzone di Alberto Fortis, quella che fece scandalo perché diceva: "io vi odio, o voi romani, io vi odio tutti quanti... ecc. ecc." Ecco, tra me e me, soprattutto in bagno, io canto spesso "io vi odio o voi piddini" ma poi penso che non è giusto odiarli. Loro mi odiano perché non li ho più votati ma se vuoi fare veramente un dispetto a chi ti odia devi amarlo. Devi inondarlo d'amore. Così io amo i piddini. Gli elettori e i simpatizzanti, intendo. Per i dirigenti non ho alcuna pietà, per loro vedrei bene una di quelle punizioni che solo i più boia degli dei sono capaci di immaginare. Il tradimento che hanno commesso nei confronti delle classi che avrebbero dovuto difendere li rende dei reietti dell'umanità, dei pezzi di materia anfibia comunemente detta merda.
Odio i dirigenti ma amo i piddini sempliciotti perché penso abbiano ancora un margine di redenzione possibile. La loro idiozia è conseguenza dell'ignoranza, del vizio della delega, dell'antica propensione al centralismo democratico, della pigrizia intellettuale di non andare mai oltre "l'ha detto il partito". Se però si impegnassero e studiassero, se si informassero, potrebbero scoprire, ad esempio, che il mitico Prodi, quello per il quale hanno votato, lavorava per il re di Prussia. Potrebbero capire che è stata la sinistra in mano ai loro dirigenti a portarli sull'orlo del precipizio, non il nano malefico che, grazie ai compagni di merende è riuscito solo a fare i propri affari per vent'anni. Che se ora non usciamo subito dall'euro l'euro uscirà da noi tipo Alien, sbudellandoci senza pietà. Se vedrò un piddino redimersi sulla via della luce e della conoscenza lo abbraccerò come un fratello.
Però devo dire anche che sono esausta di discussioni, di scemenze da semidivezzi sessantenni, di blogger che per una paginetta sull'Espresso si arruolano nell'esercito della Piddijugend alla caccia dei cinquestelle da sputtanare sui social network, senza nemmeno preoccuparsi di fare uno straccio di fact-checking sulla notizia che riguarda un collega. Sono stufa di infantilismo e soprattutto di ignoranza colpevole. Il mio livello di pazienza è già in rosso, non discuterò più con il piddino che viene qui o altrove a  cercare di insegnarmi a stare al mondo. Non ripeterò più per la duemilionesima volta perché l'euro è il problema e perché reggere il moccolo a Monti ed agli altri esattori del recupero crediti tedesco per un anno, da parte della sinistra, è stato criminale. Manderò direttamente e preventivamente affanculo chi insiste nel ripetere: "Si, dici che il problema è l'euro ma poi non dici concretamente come uscirne e cosa succederebbe poi. Non fai delle proposte concrete." Darò loro cinque minuti al massimo per trovare il link al filmato che spiega il "come uscire", gli incorporo pure per l'ennesima volta il filmato di Claudio Borghi - che non parla di referendum - poi, se non lo guardano o non lo capiscono, punterò la Morte Nera sul loro insulso pianeta piddino e lo distruggerò.

Ogni limite ha una pazienza.


http://ilblogdilameduck.blogspot.it/2012/12/io-sono-laggenda.html

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