Il braccio di ferro tra Delhi e Roma rischia di trasformarsi in una
disputa che potrebbe dare il via a ritorsioni senza fine. E’ di queste
ore la decisione della Corte Suprema indiana di non riconoscere
l’immunità dell’ambasciatore italiano Mancini. Francamente ci sembra un
po’ troppo, al di là della disputa in atto. Vero che l’ambasciatore si è
impegnato in prima persona sul ritorno dei due marò ma è altrettanto
vero che gode dello status di diplomatico. E se uno è venuto meno alla
parola data non è che gli puoi strappare questo status ma prendi e lo
cacci dal Paese, giudicandolo persona non gradita. I due marò hanno
avuto un permesso per motivi elettorali che scadrà il 22 di questo mese.
E quindi non sono ancora considerati dei rei. Anche per l’ambasciatore
il discorso non è dissimile, solo che le autorità indiane la pensano in
maniera diversa. Le pressioni e le limitatezze di movimento non possono
essere tollerate in quanto regolate da trattati internazionali. E se si
mettono in discussione è chiaro che lo scontro si fa duro. Che ci siano
delle responsabilità del nostro governo e delle nostre autorità militari
nel gestire la vicenda questo è fuor di dubbio, però nemmeno è
accettabile che un governo estero operi al di fuori del contesto
internazionale.
E stupisce che l’Ue si tenga fuori dalla disputa, come se fosse una questione tra lo Stato italiano e quello indiano.
Non è affatto così visto che i due marò hanno operato in un contesto gestito dalle autorità europee. Poi è chiaro che la domanda è d’obbligo: ma che ci stiamo a fare in questa Europa? Detto questo non possiamo che rammaricarci per la solita ambiguità del governo italiano. Se si prendono accordi non è che te li puoi rimangiare un minuto dopo. Altrimenti passiamo per i soliti doppiogiochisti, senza dignità. Dunque fino al 2 aprile l’ambasciatore italiano Mancini non potrà lasciare il Paese, pena l’arresto. La decadenza dell’immunità è una cosa grave, anche perché si scontra con il diritto internazionale. E il fatto che l’Ue se ne lavi le mani è ancora più grave. Il discorso delle autorità indiane è basato sulla parola data dal diplomatico italiano. E venendo meno per loro è normale che sia chiamato a rispondere del mancato rientro dei due fucilieri. Probabilmente è anche vero che c’è poca conoscenza delle nostre leggi, altrimenti lascerebbero perdere. Il nostro Paese è davvero messo male, in tutti i sensi. Abbiamo un sistema legislativo e giudiziario che fa acqua da tutte le parti. Da 20 anni siamo divisi in berlusconiani e antiberlusconiani, senza possibilità alcuna di fare un passo in avanti verso un sistema di giustizia degna di questo nome. L’Alta corte indiana ne fa dunque una questione d’onore o meglio di parola data. Siccome l’ambasciatore si sarebbe impegnato dinanzi alle autorità è chiaro che ne dovrà rispondere in prima persona. E per questo lo braccano. Insomma la tragedia dei due pescatori uccisi rischia di trasformarsi in un abuso. Perché di tale si tratta. Trattenere il diplomatico italiano benché si sia impegnato sui due marò è comunque un illecito internazionale. E la cosa grave, lo ripetiamo ancora una volta, è il ruolo degli organismi europei e internazionali. I due fucilieri, piaccia o non piaccia, hanno operato a livello di accordi tra Stati contro la pirateria. E quindi godono di uno status di immunità. La cosa assurda è che l’Ue si chiami fuori. La Ashton infatti fa sapere che l’Ue non può prendere posizione nel merito degli argomenti legali riguardanti la sostanza del caso. Insomma l’Ue si chiama fuori dalla disputa legale, auspicando che il caso venga risolto in modo amichevole. “Come fatto sin dall’inizio di questo caso -si legge in una nota- incoraggiamo Italia ed India a trovare una soluzione di reciproca soddisfazione, basata sulla Convenzione sul diritto del mare e sul diritto internazionale, esplorando tutte le vie per una soluzione amichevole”.
Praticamente l’Ue se ne lava le mani, lasciando il singolo Paese a sbrogliare la matassa. E poi si chiedono pure perché c’è tanto antieuropeismo in giro…
E stupisce che l’Ue si tenga fuori dalla disputa, come se fosse una questione tra lo Stato italiano e quello indiano.
Non è affatto così visto che i due marò hanno operato in un contesto gestito dalle autorità europee. Poi è chiaro che la domanda è d’obbligo: ma che ci stiamo a fare in questa Europa? Detto questo non possiamo che rammaricarci per la solita ambiguità del governo italiano. Se si prendono accordi non è che te li puoi rimangiare un minuto dopo. Altrimenti passiamo per i soliti doppiogiochisti, senza dignità. Dunque fino al 2 aprile l’ambasciatore italiano Mancini non potrà lasciare il Paese, pena l’arresto. La decadenza dell’immunità è una cosa grave, anche perché si scontra con il diritto internazionale. E il fatto che l’Ue se ne lavi le mani è ancora più grave. Il discorso delle autorità indiane è basato sulla parola data dal diplomatico italiano. E venendo meno per loro è normale che sia chiamato a rispondere del mancato rientro dei due fucilieri. Probabilmente è anche vero che c’è poca conoscenza delle nostre leggi, altrimenti lascerebbero perdere. Il nostro Paese è davvero messo male, in tutti i sensi. Abbiamo un sistema legislativo e giudiziario che fa acqua da tutte le parti. Da 20 anni siamo divisi in berlusconiani e antiberlusconiani, senza possibilità alcuna di fare un passo in avanti verso un sistema di giustizia degna di questo nome. L’Alta corte indiana ne fa dunque una questione d’onore o meglio di parola data. Siccome l’ambasciatore si sarebbe impegnato dinanzi alle autorità è chiaro che ne dovrà rispondere in prima persona. E per questo lo braccano. Insomma la tragedia dei due pescatori uccisi rischia di trasformarsi in un abuso. Perché di tale si tratta. Trattenere il diplomatico italiano benché si sia impegnato sui due marò è comunque un illecito internazionale. E la cosa grave, lo ripetiamo ancora una volta, è il ruolo degli organismi europei e internazionali. I due fucilieri, piaccia o non piaccia, hanno operato a livello di accordi tra Stati contro la pirateria. E quindi godono di uno status di immunità. La cosa assurda è che l’Ue si chiami fuori. La Ashton infatti fa sapere che l’Ue non può prendere posizione nel merito degli argomenti legali riguardanti la sostanza del caso. Insomma l’Ue si chiama fuori dalla disputa legale, auspicando che il caso venga risolto in modo amichevole. “Come fatto sin dall’inizio di questo caso -si legge in una nota- incoraggiamo Italia ed India a trovare una soluzione di reciproca soddisfazione, basata sulla Convenzione sul diritto del mare e sul diritto internazionale, esplorando tutte le vie per una soluzione amichevole”.
Praticamente l’Ue se ne lava le mani, lasciando il singolo Paese a sbrogliare la matassa. E poi si chiedono pure perché c’è tanto antieuropeismo in giro…

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