di
Erika Di Dio
La Lettonia e l’Islanda mostrano quanto possono essere
pesanti i costi economici e sociali della svalutazione interna, rispetto ai
costi di una svalutazione esterna. Dal 2008 al 2010, il PIL è diminuito solo la
metà in Islanda (svalutazione esterna) di quanto sia diminuito in Lettonia
(svalutazione interna).
Situazione Lettonia-Islanda
L’occupazione è scesa del 5% in Islanda contro il 17% della
Lettonia. I sostenitori dell’euro possono sostenere che la svalutazione interna
stia cominciando a funzionare - i salari reali nei paesi dell’eurozona in
difficoltà come la Grecia stanno iniziando a diminuire rapidamente e le riforme
strutturali hanno cominciato ad aumentare la produttività. Tuttavia, non si
capisce se la tolleranza politica della Lettonia per il collasso della
produzione, dell’occupazione e dei redditi può essere riprodotta anche altrove.
L’alternativa principale è il trasferimento. I paesi in
deficit possono attutire la loro contrazione con dei trasferimenti dai paesi in
surplus, invece che con la svalutazione interna. Il problema è che tali
trasferimenti non saranno più indolore.
Prima del 2008, questi hanno preso la forma di prestiti
privati transfrontalieri per i governi e le banche, che in molti casi hanno
preso in prestito i soldi ai mutuatari offrendo immobili come garanzia. Da
quando è scoppiata la bolla del credito nel 2008, questi flussi finanziari
privati sono stati sostituiti da trasferimenti dai bilanci dello Stato, che
hanno fatto aumentare enormemente i deficit di bilancio e le passività implicite
dei Paesi periferici nel sistema di regolamento della Banca centrale europea.
La posizione fiscale di molte economie della zona euro non competitive è
diventata insostenibile senza i trasferimenti dalla Germania e dagli altri
paesi del Nord.
Tali trasferimenti verranno dal denaro dei contribuenti -
fornito sia direttamente attraverso il Meccanismo Europeo di Stabilità o
indirettamente attraverso le banche dei paesi creditori.
Possibili conseguenze
Questa prospettiva è dinamite politica. Tali trasferimenti
sono quindi subordinati ad una rigorosa disciplina di bilancio e alle riforme
strutturali. Nonostante le rigide condizioni, i contribuenti / elettori nei
paesi creditori come la Germania potrebbero non essere mai d’accordo con
l’idea, creando il rischio di una reazione anti-europea. Una reazione del
genere diventerebbe certezza nel caso fin troppo probabile che le regole
venissero trasgredite o accantonate.
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