Avete mai pensato di potervi costruire una pistola in casa? Da oggi sarà possibile grazie all’invenzione di “Liberator”, la prima pistola stampata con una 3D printer,
la Stratasys Dimension SST.

L’arma è composta da sedici pezzi, quasi tutti in plastica e le uniche cose non stampabili sono le munizioni e il percussore, costituito da una comune vite. Il progetto è stato ideato dalla Defense Distributed, un gruppo di Austin che lo scorso marzo ha ottenuto l’autorizzazione a produrre armi, capitanato dal ventiquattrenne Cody Wilson, e si è subito lanciato nel “fai-da-te”. Il nome scelto è una sorta di “omaggio” a una pistola da un solo colpo, calibro 45, piccola e leggera, diffusa dagli Alleati nei Paesi occupati dal Reich. A testare Liberator in anteprima è stata la rivista statunitense “Forbes”, secondo cui l’arma funzionerebbe a meraviglia, sebbene possa essere caricata solo con proiettili calibro 380, pena l’esplosione. Resta comunque sorprendente il fatto che la pistola funzioni e superi i molti dubbi di progettazione che si erano diffusi dentro e fuori dalla rete nei mesi scorsi, quando il progetto era ancora in fase di rodaggio.

L’arma è composta da sedici pezzi, quasi tutti in plastica e le uniche cose non stampabili sono le munizioni e il percussore, costituito da una comune vite. Il progetto è stato ideato dalla Defense Distributed, un gruppo di Austin che lo scorso marzo ha ottenuto l’autorizzazione a produrre armi, capitanato dal ventiquattrenne Cody Wilson, e si è subito lanciato nel “fai-da-te”. Il nome scelto è una sorta di “omaggio” a una pistola da un solo colpo, calibro 45, piccola e leggera, diffusa dagli Alleati nei Paesi occupati dal Reich. A testare Liberator in anteprima è stata la rivista statunitense “Forbes”, secondo cui l’arma funzionerebbe a meraviglia, sebbene possa essere caricata solo con proiettili calibro 380, pena l’esplosione. Resta comunque sorprendente il fatto che la pistola funzioni e superi i molti dubbi di progettazione che si erano diffusi dentro e fuori dalla rete nei mesi scorsi, quando il progetto era ancora in fase di rodaggio.
LA PISTOLA FAI –DA –TE - Con Liberator si offre a chiunque la possibilità di costruirsi in casa una pistola funzionante,
sebbene per ora occorrano stampanti tridimensionali il cui costo non è
propriamente accessibile. Il gruppo di Wilson ha però in mente di
rendere i pezzi realizzabili anche con stampanti per il desktop
manufacturing, dai prezzi sicuramente più contenuti. “Puoi stamparti un
dispositivo letale” ha dichiarato Wilson a Forbes “è qualcosa di
spaventoso ma è esattamente ciò che intendiamo dimostrare. Ovunque ci
sia un computer e una connessione internet, potrebbe esserci una
pistola”. Per il momento, si possono scaricare i file Cad della pistola dal sito Defcad, fondato sempre dai Defense Distributed.
LE POLEMICHE – In concomitanza con la presentazione dell’arma, sono immancabilmente emerse opposizioni e polemiche. Addirittura, il sito Wired.com ha inserito Wilson nella lista delle “15 persone più pericolose del mondo”.
Secondo il deputato repubblicano Steve Israel, se i criminali potranno
stamparsi comodamente da casa le armi, invalideranno quasi completamente
i controlli sulla sicurezza e le leggi sulle armi; della stessa
avvisaglia anche il senatore Charles Shumer, preoccupato che l’idea
possa degenerare, consentendo a terroristi o psicolabili di aprire una
fabbrica d’armi in garage, annunciando quindi una battaglia per mettere
fuorilegge progetti del genere. Al coro di protesta si sono unite anche
voci di associazioni e gruppi contro la violenza con le armi da fuoco,
giustamente preoccupate dalla deriva che Liberator potrebbe avere.
LE PERPLESSITA’ - A proposito di sicurezza, sembra che Liberator riesca ad aggirare le leggi che regolano la commercializzazione di armi non identificabili dai metal detector
grazie all’unica parte di acciaio che contiene, di appena 170 grammi,
ottenendo quindi la licenza di produzione. Tra le perplessità che il
progetto crea, c’è senza dubbio il fatto che, essendo fai-da-te, possa
essere modificabile e personalizzabile, dunque difficile da controllare.
C’è da dire però che in fase di sviluppo, gli ostacoli per Liberator
non sono certo mancati; non è un caso se quasi tutti i fondi della
Defense Distributed sono Bitcoin, la nota valuta elettronica.
http://www.you-ng.it
Nessun commento:
Posta un commento