DI MARCELLO FOA
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Seguo da tempo Marco Della Luna: è un intellettuale coraggioso, un libero
pensatore con cui si può essere o meno d’accordo ma che nessuno può accusare di
conformismo o di secondi fini, men che meno di piaggeria nei confronti del
potere.

E’ uno dei pochissimi che si permette il lusso di dire sempre quel che
pensa e di proporre analisi originali, pungenti, sovente scomode che fanno
sorgere interrogativi aprendo la mente.
Mi ha colpito molto una frase del suo ultimo articolo, pubblicato dal sito
capiredavverolacrisi* . Commentando l’esultanza di Enrico Letta che sostiene di
essere stato premiato dall’Unione europea, Della Luna descrive la cultura
dominante della classe politica:
Non è previsto che si verifichi se il modello economico-finanziario
adottato sia stato confermato oppure confutato dai fatti e se e le ricette
prescritte abbiano avuto gli effetti promessi oppure siano state smentite.
Quello che conta è il rapporto di approvazione-disapprovazione con l’Autorità,
non di successo-insuccesso con la realtà.
La visione scientifica e laica è opposta: non esiste alcuna Autorità a
priori (al di sopra dei fatti), invece si mettono a confronto i diversi modelli
economico-finanziari delle diverse scuole, e si controlla, nel breve, medio e
lungo periodo, le conferme e le smentite che i dati di fatto hanno dato a
ciascun modello.
In poche parole Della Luna, che ha studiato psicologia, descrive con
straordinaria precisione il paradigma dominante da anni in questo Paese e che
accomuna quasi tutti i politici e la maggior parte dei media. Non importa che
le cose vadano bene o male, importa che l’Autorità Suprema ci accordi o no la
sua approvazione.
Era questa la logica che sorreggeva il premier Monti, il quale ancora oggi,
dopo i danni immensi da lui inferti all’economia italiana che grazie alle sue
amorevoli cure è sprofondata nella peggiore crisi dal Dopoguerra ad oggi, non
si capacita della propria impopolarità e anzi lamenta di essere capito solo
all’estero.
Enrico Letta esce dalla stessa scuola, appartiene, sebbene a un livello più
basso, agli stessi ambienti, assorbe le stesse logiche del suo predecessore.
Come, ieri, Prodi che fece di tutto per far entrare l’Italia da subito
nell’euro, come, oggi, Napolitano che si premura di non deludere la Ue, il Fmi,
la Banca Mondiale.
Nessuno di questi illuminati leader sembra cogliere il senso del dramma
profondo che sta scuotendo il Paese, degli imprenditori costretti a chiudere e
talvolta a suicidarsi per la disperazione, dei giovani costretti a emigrare.
Conta uniformarsi al dogma. E se il resto è tragedia, pazienza. Anzi, è un
mistero che non si spiegano e che, in fondo, nemmemo li tocca.
Marcello Foa
Fonte:http://blog.ilgiornale.it/
Link:
http://blog.ilgiornale.it/foa/2013/07/07/perche-litalia-va-in-rovin/
7.07.2013
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