Il caso Snowden avrà ripercussioni sicuramente drammatiche, come dimostrano
i fatti delle ultime ore. Pensateci bene: a Morales, presidente di un paese col
quale l’Italia ha regolari rapporti diplomatici, è stato impedito di sorvolare
il territorio italiano, e di altri paesi europei, sulla base di una precisa
richiesta degli Usa. Cioè: Washington ha dato ordini al governo italiano, che
ha obbedito per impedire il passaggio. Pensavano che a bordo dell’aereo di
Morales ci fosse Snowden, e che Morales lo stesse trasportando in America Latina.
Situazione assolutamente paradossale, perché gli europei, che sono stati
svillaneggiati e spiati nonostante siano degli alleati, si sono adeguati a un
ordine che li umilia ulteriormente e li costringe a violare le leggi – perché
questa non si può definire altrimenti che una violazione delle leggi: un
presidente di uno Stato sovrano viene messo in una situazione di questo genere,
e l’Italia agisce di conseguenza.
Non solo. Abbiamo letto sui giornali che l’India e il Brasile, paesi che
fanno parte del Brics – cioè paesi ex non-allineati, che si stanno
autonomizzando sotto molti profili – sono stati apertamente minacciati, come
scrive il “New York Times”: è stato detto loro che chiunque appoggerà o darà
asilo a Snowden sarà «costretto a pagare gravi prezzi». Immagino che la stessa
cosa sia accaduta nei confronti di Vladimir Putin, il quale – quando può – dice
di essere una grande potenza, ma a quanto pare è anche lui soggetto a qualche
pesante ricatto, se ha fatto dire che Snowden non è nell’agenda della Russia.

Il che significa che se ne vuole disfare il più presto possibile. Sotto ogni
profilo, Snowden è da considerare un dissidente, anche se “alla rovescia”:
quando c’erano dissidenti in Urss, tutti gli intellettuali dell’Occidente
strillavano, reclamando il rispetto dei diritti umani; in questo caso, un
signore che si dichiara dissidente dal suo paese perché ne vede la mostruosa
degenerazione, non viene considerato un dissidente, e nessuno si vuol prendere
la briga di difenderlo.
Silenzio anche dagli intellettuali occidentali, che a suo tempo
inneggiavano a Sacharov facendone addirittura un idolo, tanto che esiste oggi
un Premio Sacharov del Parlamento Europeo che ogni anno viene dato ai
dissidenti dei cosiddetti paesi-canaglia. Snowden viene dimenticato completamente:
non è degno di essere protetto nei suoi diritti individuali di cittadino
americano dissidente. Ci sarebbe di che vergognarsi, ma la questione importante
è che, prima ancora che vergognarsi, è il caso di preoccuparsi. Perché quello
che sta accadendo, per la sua evidente gravità senza precedenti, dice che siamo
si fronte a segnali di guerra: gli Stati Uniti non si erano mai spinti fino a
questo punto. Prima, le pressioni erano tenute nascoste; ora sono diventate
esplicite e visibili. Io credo che ci sia una spiegazione.
Quello che Snowden ha rivelato è molto, molto più importante di quello che
appare a prima vista: non si tratta solo di spiare, di guardare dal buco della
serratura quello che fa il semplice cittadino della strada – questo non interessa
a nessuno, evidentemente. La questione è diversa: queste sono armi a molti
piani, con molti sistemi di intervento, e consentono molte cose: chi può
ascoltare, può anche influire sulle comunicazioni dell’avversario, e cioè
modificare lo stato dei rapporti tra paesi, Stati, potenze e interessi. In
poche parole, Snowden ci ha detto che gli Stati Uniti sono ora in grado di
utilizzare a pieno ritmo armi politiche e tecnologiche. E’ questo che non si
deve sapere, ed è questo che ha fatto irritare profondamente il presidente
Obama.
Il fatto è che gli Stati Uniti possono ricattare i dirigenti politici degli
altri paesi, e non solo conoscere i loro segreti militari – tra l’altro, nel
caso degli alleati, di quali segreti di tratta? Tutto l’apparato tecnologico militare
della Nato è nelle mani degli Usa, quindi non è questo che interessa –
interessano le vite private dei dirigenti politici dell’Europa e dell’Occidente
in generale, che possono essere tutti ricattati. Inoltre, con queste armi si
possono colpire i nemici: demolizione preventiva dell’avversario,
neutralizzazione delle sue capacità di difesa, possibilità di accecare e
ammutolire il nemico eventuale, o in alcuni casi di neutralizzare l’alleato.
Queste, come chiunque, capisce, sono le pre-condizioni di una guerra: il
prologo. Noi abbiamo in casa nostra la base del Muos, in Sicilia, che ci fa
diventare bersaglio principale di qualunque conflitto futuro e, secondo ogni
verosimiglianza, ha esattamente queste funzioni.
Dunque siamo a una svolta nella situazione del cosiddetto equilibrio del
terrore. Non c’è più nessun equilibrio: gli Stati Uniti sono in grado, da soli,
di terrorizzare tutti gli altri – salvo la Cina, a quanto risulta. Che fare?
Per quanto riguarda noi, abbiamo un solo compito: ricostruire il movimento
contro la guerra, il movimento pacifista, che in Italia fu grande.
Ricostruirlo: che altro si può fare, del resto? Le parole d’ordine si scelgono
in base alle emergenze. Se quello che vedo è giusto, l’emergenza è questa: pace
o guerra? Muoviamoci tutti insieme per chiedere che l’Italia – il futuro
governo, quello che pensiamo di voler avere – dica che l’Italia non parteciperà
più ad alcuna azione militare al di fuori dei suoi confini. E che tutti i
dirigenti politici che si comportano come dei servi, nei confronti degli
stranieri che ci stanno colonizzando, devono essere mandati a casa. Questo è un
governo di servi, non un governo di italiani.
E tutti quelli che non si sentono
servi devono chiedere a questo governo di distanziarsi da chi viola leggi
internazionali, distanziarsi da coloro che preparano la guerra. Non mi si
venga a dire che non è un compito alla nostra portata: lo possiamo fare in ogni
piccolo paese di questa nostra Italia. Facciamolo, e non troviamo scuse: o lo
facciamo, o ci troveremo in guerra.
(Giulietto Chiesa, “L’impero, il pericolo di guerra e le azioni possibili”,
video-editoriale editato da “Megachip” il 4
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