Le operazioni psicologiche o manovre psicologiche (in
inglese PSYOPS Psychological operations) sono un metodo utilizzato dalle
istituzioni militari definibile come un complesso di attività psicologiche
messe in atto mediante l’uso programmato delle comunicazioni, pianificate in
tempo di pace, di crisi e di guerra, dirette verso gruppi o obiettivi “amici”,
neutrali o nemici (governi, organizzazioni, gruppi o individui) al fine di
influenzarne i comportamenti che incidono sul conseguimento di obiettivi
politici e militari.

Sunt Tzu e L’arte della guerra.
C’è una versione che afferma che L’arte della guerra,
sarebbe il frutto di un lavoro collettivo di un gruppo di generali che circa
2300 anni fa sintetizzarono per iscritto l’esperienza collettiva, ereditata da
antiche tradizioni orali(1°). Sun Tzu mostra che la guerra è uno degli
strumenti a disposizione del potere politico per conseguire i suoi fini, ma è
anche un mezzo politico-militare particolarmente delicato poiché dal suo uso
dipende la salvezza o meno dello Stato: risulta chiara la subordinazione della
guerra alla sfera politica e la preoccupazione per la conservazione –
riproduzione del potere, Sun Tzu anticipa con più di due millenni la famosa
definizione di Clausewitz sulla guerra come prosecuzione della politica con
altri mezzi. Nel quadro della centralità dell’obiettivo politico rispetto al
mezzo bellico, Sun Tzu dice: “Combattere e vincere cento battaglie non è prova
di suprema eccellenza: la suprema abilità consiste nel piegare la resistenza
(volontà) del nemico senza combattere”(2°).
Il principio noto come strategia indiretta: la suprema
abilità consiste nel giungere nelle migliori condizioni possibili, costringendo
l’avversario nelle peggiori condizioni.
E in quest’ambito che si muove la guerra psicologica.
Le scienze delle comunicazioni, il cui sviluppo è stato
pilotato dalla CIA a partire dagli anni ’50, hanno costituito uno strumento
essenziale della guerra psicologica condotta contro il movimento comunista, i
paesi socialisti e tutti quei paesi che resistevano al dominio U.S.A.
Gli specialisti del comportamento hanno contribuito a
raccogliere informazioni sugli avversari dell’imperialismo U.S.A., a elaborare
la propaganda, a prevenire i movimenti di liberazione fino a consigliare gli
esperti della tortura.
Questa alleanza fra mondo scientifico e quello politico è
tuttora operante in tutti i paesi imperialisti.
Un documento dell’esercito degli Stati Uniti redatto nel
1948, riprendendo Sun Tsu, definisce così la guerra psicologica:
"Impiego di mezzi fisici o etici, oltre alle tecniche
militari ortodosse, tendenti a:
A – Distruggere la volontà e la capacità di combattere del
nemico.
B – Privarlo del sostegno dei suoi alleati.
C – Accrescere in seno alle nostre truppe e in quello dei
nostri alleati la volontà di vincere.
La guerra psicologica impiega qualsiasi arma in grado di
influenzare la volontà del nemico. Le armi sono psicologiche solamente per
l’effetto che producono e non in ragione della natura delle armi stesse.
Quindi, in un quadro di guerra psicologica, la propaganda palese (bianca),
segreta (nera), o grigia – sovversione, sabotaggio, operazioni speciali,
guerriglia spionaggio, pressioni politiche, culturali, economiche e razziali –
sono considerate armi utilizzabili
Per realizzare questo programma i servizi segreti reclutano
nelle università gli specialisti di scienze del comportamento”.
PROGETTI TROY E CAMELOT.
Il progetto Troy consisteva nel mobilitare ricercatori per
definire i differenti mezzi disponibili per diffondere la propaganda
statunitense dietro la Cortina di Ferro. L’obiettivo era di rinforzare il
dispositivo Voce dell’America, una rete di radiodiffusioni creata dal Servizio
Informazioni Internazionale, un organismo messo in piedi da Truman. La Voce
dell’America era un’operazione di propaganda bianca, palese; il suo ruolo era
di fare promozione dell’imperialismo U.S.A., mentre il progetto Troy era
propaganda nera.
Inizialmente il progetto Troy doveva essere centrato sulle
radiodiffusioni e su lanci di volantini con palloni sonda.
Nell’ambito di questo progetto s’istituì lo Psychological
Strategy Board (Commissione per le Strategie Psicologiche), che aveva lo scopo
di studiare la società sovietica con un programma di colloqui e relazioni con i
dissidenti e si creò nel MIT (Massachusetts Institute of Technology) il
dipartimento CENIS (Centro per gli studi internazionali)(3°). Il progetto Camelot
consisteva, negli anni sessanta, nel produrre modelli di processi nazionali
rivoluzionari nei paesi del Terzo Mondo in modo da guidare le operazioni
controrivoluzionarie. Camelot rappresentava l’intensificazione delle relazioni
tra i comportamentisti e i servizi segreti. Lanciato nel 1963, il piano era
destinato a facilitare gli interventi nello Yemen, a Cuba e nel Congo belga. In
Cile il piano Camelot fu messo in atto attraverso l’intermediazione
dell’Organizzazione per la Ricerca sulle Operazioni Speciali (SORO).
RUOLO DELLE SCIENZE DELLA COMUNICAZIONE.
Nel 1937, De Witt, dell’Università di Princeton, creata la rivista Pubblic Opinion
Quarterly (POQ), pubblicò articoli sulla guerra psicologica. Il consiglio di
amministrazione della rivista si compose dopo la seconda guerra mondiale di
specialisti che partecipano al progetto psicologico della CIA.
Lo studio dei sistemi di comunicazione permette di
raccogliere informazioni che gli strateghi delle forze avversarie possono
utilizzare, valgono per le indicazioni sulle modalità di diffusione della
propaganda bianca e i metodi neri di diffusione del terrore. Le scienze della
comunicazione di massa, concepite come strumenti di vigilanza e di coercizione,
hanno di conseguenza una vocazione puramente manipolatrice.
PSICOLOGIA DELLA MANIPOLAZIONE DELL’OPINIONE PUBBLICA
I media occidentali hanno spacciato i colpi di Stato in
Serbia (2000), Georgia (2003), Ucraina (2004) come rivoluzioni. Lo fanno per
ingannare la gente. Il
problema è che questi cosiddetti “rivoluzionari”, col parlare di masse e
apparati in modo astratto, nascondono la natura della rivoluzione e non dicono
quale classe sta dirigendo la rivoluzione.
Una delle caratteristiche di queste cosiddette “rivoluzioni”
è l’uso dei media.
Il controllo dei media è importante per il capovolgimento di
un regime. I media costruiscono una realtà virtuale, il controllo di questa
realtà è uno strumento di potere, perciò non è un caso se dopo un colpo di
Stato, la prima cosa di cui s’impadronivano i golpisti era la radio.
C’è una ripugnanza da parte di molte persone affiorare
l’idea che gli avvenienti politici siano deliberatamente manipolati.
L’ideologia di questi manipolatori ha origine da una certa
impostazione di Freud sugli impulsi istintuali. Freud riteneva che giacché
l’organizzazione sociale per esistere debba piegare e utilizzare gli istinti
erotici (e distruttori) del singolo, il prezzo della civiltà è la repressione e
il suo disagio è la nevrosi.
Questa tesi fu esposta nella prima forma in Totem e Tabù,
strettamente legata alla difesa dell’autorità come personificazione
dell’esigenza repressiva. Un decennio più tardi, in Psicologia delle masse e
analisi dell’Io, Freud insisteva nuovamente sull’importanza dei moventi
irrazionali che legano le masse all’autorità “paterna” dei capi e riprendeva il
tema della derivazione delle forme societarie più vaste dal nucleo
patricentrico naturale della famiglie (con questo libro era teorizzata in forma
compiuta la riduzione della politica a inganni dell’inconscio e nasceva una concezione
scettica, psicologizzante e antipolitica dei rapporti sociali che doveva, in
seguito, essere fertile di risultati: si pensi come, con una coscienza ben
maggiore dei propri fini, la scienza psico-sociale americana ha riscoperto che
voltando la politica in psicologia si riesce a far sì che tutte le vacche
diventino nere).
Le diversificazioni delle informazioni derivata dai media è
pura apparenza, nasconde un’estrema povertà delle fonti originali. Le
informazioni sugli avvenimenti provengono spesso da un’unica fonte, di solito
da un’agenzia di stampa, e anche coloro deputati alla diffusione delle
informazioni come la BBC, si accontentano di riciclare le informazioni ricevute
da queste agenzie, presentandole come farina del loro sacco.
I corrispondenti della BBC spesso stanno nelle loro camere
di albergo quando spediscono i loro dispacci, leggendo per gli studi di Londra
le informazioni che sono state loro trasmesse da colleghi in Inghilterra, che a
loro volta le hanno ricevute da agenzie di stampa.
Un altro aspetto che spiega la ripugnanza nel credere alla
manipolazione dei media è legato al sentimento di onniscienza che la nostra
epoca di mezzi di comunicazione di massa ama assecondare: criticare le
informazioni della stampa è come dire alle persone che sono credulone, e questo
messaggio non è gradevole da ricevere.
Il primo teorico importante in questa materia è stato il
nipote di Freud, Edward Bernays, che scriveva nella sua opera Propaganda,
apparsa nel 1928, come fosse del tutto naturale e giustificato che i governi
plasmassero l’opinione pubblica per fini politici(4°).
Il primo capitolo porta il titolo rivelatore: Organizzare il
caos.
Per Bernays, la manipolazione consapevole e intelligente
delle opinioni e delle abitudini delle masse è un elemento importante delle
società democratiche. Coloro che manipolano i meccanismi segreti della società
costituiscono un governo invisibile, che rappresenta il potere effettivo. Noi
siamo eterodiretti, i nostri pensieri sono condizionati, i nostri gusti sono
costruiti ad arte, le nostre idee sono suggerite essenzialmente da uomini di
cui non abbiamo mai inteso a parlare. È la conseguenza logica della maniera in
cui la nostra società “democratica” è strutturata.
Un gran numero di esseri umani deve cooperare per vivere
insieme in una società che funzioni bene. In quasi tutti gli atti della nostra
vita quotidiana, che si tratti della sfera politica, di affari, dei nostri
comportamenti sociali o delle nostre concezioni etiche, noi siamo dominati da
un numero relativamente ridotto da persone che conoscono i processi mentali e
le caratteristiche sociali delle masse. Sono queste persone che controllano
l’opinione pubblica.
Per Bernays, molto spesso questi membri del governo
invisibile non conoscono essi stessi chi sono gli altri membri. La propaganda è
il solo mezzo per impedire all’opinione pubblica di sprofondare nel caos.
Bernays ha continuato a lavorare su quest’argomento dopo la
guerra e nel 1947 ha
pubblicato La costruzione del consenso, titolo al quale Edward Herman e Noam
Chomsky hanno fatto riferimento quando hanno pubblicato la loro opera La
fabbrica del consenso(5°).
Il rapporto con Freud è decisivo perché la psicologia è uno
strumento capitale per influenzare l’opinione pubblica.
Secondo Fleischmann e Howard Cutler (che avevano collaborato
con la La fabbrica del consenso), ogni leader politico deve fare appello alle
emozioni umane primarie al fine di manipolare le opinioni.
L’istinto di conservazione, l’ambizione, l’orgoglio, la
bramosia, l’amore per la famiglia e per i bambini, il patriottismo, lo spirito
di imitazione, il desiderio di comando, il gusto dell’azione... questi ed altri
bisogni sono le materie psicologiche che ciascun leader deve prendere in
considerazione nei suoi tentativi per conquistare l’opinione pubblica
indirizzandola verso le proprie idee.
La rapidissima evoluzione tecnologica degli ultimi anni del
secondo millennio ha sviluppato ulteriormente le tecniche di guerra psicologica
che viene definita anche guerra incruenta. Lo sviluppo delle tecnologie di
comunicazione e d’informazione, assieme alla nascita del cyberspazio(6°) pone
come centrale da parte di Stati o organismi nel quadro del raggiungimento di
obiettivi politici, economici, militari e culturali, il possesso delle
informazioni, come nel passato era il controllo del traffico commerciale e
quello delle risorse materiali e prima ancora era quello delle capacità
produttive agricole. In sostanza si passa da un mondo nel quale uno dei compiti
delle forze armate era la capacità di annientare l'avversario attraverso la
forza fisica (caratteristica che tuttora rimane) con la spada o con le bombe
nucleari, a uno dove la forza è data dalla creatività, dalla spregiudicatezza
intellettuale. Cambia il modo di fare la guerra. La prospettiva (che molto probabilmente è
una realtà odierna) è che le battaglie saranno combattuto anche in campi
virtuali. Perciò si tratta di ridefinire anche il concetto di spazio vitale per
la battaglia che non corrisponde più solamente a uno spazio fisico, come non è
più identificabile con una disponibilità di risorse naturali quali le fonti
d’energia, le miniere di ferro e carbone o i campi di grano.
Oggi lo spazio vitale è quello in cui un Paese o meglio i
suoi capitalisti riesce ad agire e competere con successo. Una delle
conseguenze della crisi attuale è lo scatenamento di una lotta senza quartiere
fra i capitalisti per decidere quale porzione di capitale debba fare le spese
della crisi e sparire dal mercato. Tutto ciò accentua i contrasti tra i vari
gruppi imperialisti e di conseguenza fra gli Stati. Questa competizione diventa
un terreno per costruire l’identità nazionale (della serie “siamo tutti nella
stessa barca”, “bisogna essere competitivi per salvare la ‘nostra economia”
ecc.). Questo comporta un riesame sia delle dottrine militari sia delle
istituzioni dello Stato (non è un caso che una delle tendenze di fondo in tutti
i paesi imperialisti è il rafforzamento degli esecutivi e lo svuotamento delle
assemblee legislative).
L’ambito attuale è che spesso gli interventi militari si
trovano ad agire sotto l’occhio attento delle telecamere di tutto il mondo
(pensiamo a cosa vuol dire la repressione in Birmania o le proteste per il
Tibet), in operazioni che vedono la presenza contemporanea oltre che di
militari, dei civili delle ONG e degli agenti che operano nei servizi segreti.
Perciò si tratta da parte dei vari paesi imperialisti di coordinare
efficacemente tutti questi soggetti. Già gli U.S.A. hanno già da alcuni anni
previsto la possibilità d’avere azioni militari incruente nell’ambito delle
operazioni definite con la
sigla OOTW (Operations Other Than War) operazioni diverse
dalla guerra. In sostanza le nuove guerre saranno combattute prima dell’avvio
d’eventuali azioni militari tradizionali, in stretto coordinamento con tutte le
varie branche della Pubblica Amministrazione e di varie organizzazioni civili
come ONG(7°) o Protezione Civile ecc. In questo quadro, è importante la
creazione di un centro unico di comando in grado di operare velocemente in un
vasto ventaglio di situazioni che possono andare dalle cosiddette operazioni
“umanitarie” ai confronti con armi nucleari.
Poiché l’attuale sistema a rete è tremendamente complesso e
in esso circolano i flussi economici, politici e militari che regolano il
mondo, se s’interviene su un elemento o una componente s’innesta un ciclo di
azioni e reazioni, con feedback positivi e negativi che è molto difficile da
valutare quantitativamente.
In sostanza la guerra del futuro, come si diceva prima, non
consisterà più solamente nell’utilizzo di mezzi che coinvolgono la forza degli
armamenti per costringere il nemico ad accettare la propria volontà ma
consisterà nell’usare tutti i mezzi possibili per obbligare il nemico a servire
i propri interessi.
Da tempo la tendenza per arrivare alla vittoria nelle guerre
attuali (e future) è la combinazione dei metodi operativi che si usano e che
possono variare ha secondo degli scopi che si vogliono raggiungere. I metodi da
combinare possono essere militari, trans-militari (guerra diplomatica, guerra
di network, guerra di intelligence, guerra psicologica, guerra tattica, guerra
di contrabbando, guerra di droga, guerra virtuale di deterrenza), oppure non
militari (guerra finanziaria, guerra commerciale, guerra di risorse, guerra di
aiuto economico, guerra di sanzioni, guerra mediatica, guerra ideologica).
Ad esempio la cosiddetta “guerra al terrorismo” lanciata da
Bush dopo l’11 settembre è una combinazione di guerra d’intelligence + guerra
finanziaria + guerra di network + guerra ideologica + altri tipi di conflitti.
I conflitti contemporanei sono dei grandi contenitori e la
vittoria è tutto ciò che si può mettere in questo contenitore.
TECNICA DELLA FORMAZIONE DELL’OPINIONE PUBBLICA
Nel libro "La CIA e la Guerra fredda culturale" si
spiega in maniera molto dettagliata come, all‘inizio della cosiddetta Guerra
fredda, gli statunitensi e i britannici dettero inizio a un‘importante
operazione clandestina destinata a finanziare intellettuali anticomunisti.
L‘elemento fondamentale è che la CIA concentrò la sua
attenzione su alcune personalità della sinistra soprattutto su trotskisti. Un
gran numero di queste persone divennero in seguito neoconservatori di primo
piano: Irving Kristol, Sidney Hook e Lionel Trilling.
Scriveva a proposito Saunders: “L‘obiettivo di sostenere
gruppi di sinistra, non era né di distruggere né di dominare questi gruppi, ma
piuttosto di mantenere con loro una discreta prossimità e di dirigere il loro
pensiero, di procurare loro un modo di liberarsi dalle loro inibizioni inconsce
e, al limite, di opporsi alle loro azioni nel caso in cui fossero diventati
eccessivamente …radicali“.
Le modalità attraverso cui questa influenza di sinistra fece
sentire i propri effetti furono molteplici e variegate.
Gli Stati Uniti erano decisi a fornire di se stessi
un‘immagine progressista che contrastava con quella dell'Unione Sovietica
“reazionaria“.
Ad esempio negli ambienti musicali statunitensi, Nicolas
Nabokov (il cugino dell‘autore di Lolita) era uno dei principali esponenti del
Congresso per la libertà della Cultura.
Nel 1954, la CIA aveva finanziato un festival della musica a
Roma nel corso del quale l‘amore autoritario di Stalin per compositori russi
come Rimski-Korsakov e Tchaikovski era contrastato dalla musica moderna non
ortodossa ispirata dal dodecafonismo di Schoenerbert. Per Nabokov, promuovere
una musica che eliminava in modo eclatante le gerarchie naturali, era lanciare
un chiaro messaggio politico.
Un altro “progressista“, il pittore Jackson Pollock, ex
comunista, fu allo stesso modo sostenuto dalla CIA. I suoi imbrattamenti erano
considerati come la rappresentazione dell‘ideologia americana di libertà
contrapposta all‘autoritarismo del realismo socialista(8°).
Questa commissione fra cultura e politica fu incoraggiata
apertamente da un organismo della CIA che portava un nome molto orwelliano,
l‘Ufficio di Strategia Piscologica (PSB).
Nel 1956, quest’organizzazione sostenne una tournée europea
della Metropolitan Opera (Met) che aveva lo scopo politico di incoraggiare il
multiculturalismo.
UN ESEMPIO DI “RIVOLUZIONE“ COLORATA: SERBIA 2000
Ovviamente il rovesciamento di Slobodan Milosevic non è
stato il primo evento in cui manifestamente l‘Occidente imperialista utilizzava
le influenze clandestine per provocare un cambiamento di regime.
Il contesto del putsch contro Milosevic a Belgrado, il 5
ottobre 2000, è stato descritto da Tim Marshall, giornalista di Sky TV. Quello
che Marshall mostra è tanto valida giacché approvava gli avvenimenti da lui
evocati e si vantava dei suoi numerosi contatti con i servizi segreti, in
particolare con quelli della Gran Bretagna e degli Stati Uniti.
A ogni istante Marshall sembra essere informato di chi sono
i principali agenti segreti. Il suo resoconto è denso di riferimenti a un
agente del MI6 di Pristina, a fonti di servizi segreti ecc.
Questa strategia di destabilizzazione vedeva la sua luce
alla fine del 1998 quando una missione della CIA fu messa all‘opera in Kossovo.
Il presidente Milosevic aveva autorizzato a entrare in
Kossovo una missione diplomatica di osservatori per controllare la situazione
di quella provincia. Immediatamente, questo gruppo fu ben infarcito di agenti
segreti e di elementi delle forze speciali britanniche e statunitensi ,di
uomini della CIA e dei servizi segreti della marina USA, di membri delle SAS.
Lo scopo immediato era di compiere la stessa operazione che
Wellington aveva l‘abitudine di fare, vale a dire percorrere il campo di
battaglia in lungo e in largo per rendersi conto della configurazione del
terreno prima di affrontare il nemico.
Ufficialmente questa missione era diretta dall‘OCSE, ma
ufficiosamente dalla CIA. Infatti, la maggior parte dei suoi membri operava per
la DynCorp, una compagnia di soldati mercenari con sede in Virginia che impiega
soprattutto membri di unità di élite dell‘esercito americano.
In sostanza questa missione era utilizzata per un’opera di
spionaggio. Al posto di eseguire i compiti di controllo e di osservazione a
loro assegnati, i membri della missione utilizzavano i loro sistemi di
posizionamento globale GPS (che è un metodo di orientamento satellitare) per
localizzare e identificare gli obiettivi che in seguito la NATO avrebbe
bombardato.
Si fa fatica a capire come gli Jugoslavi abbiano potuto
permettere che 2000 agenti dei servizi segreti avversari perfettamente
addestrati percorressero il loro territorio poiché sapevano benissimo quello
che stava avvenendo.
Il capo della missione di verifica era William Walker, che
era stato ambasciatore degli Stati Uniti in Salvador il cui governo, appoggiato
da Washington, si serviva di squadroni della morte.
Walter “scopre“ il “massacro“ di Racak nel gennaio 1999,
avvenimento utilizzato come pretesto per innescare il processo che avrebbe portato
ai bombardamenti che ebbero inizio il 24 marzo.
Numerose testimonianze hanno permesso di stabilire che a
Racak è una messa in scena e che i corpi trovati erano di combattenti dell‘UCK
e non di civili.
La guerra ebbe inizio e la Repubblica Federale
Jugoslava fu violentemente bombardata. Ma Milosevic restava
al potere. Allora fu messa in atto una guerra politica per destituirlo.
Questa guerra politica consisteva nel consegnare importanti
somme di denaro e nel portare aiuto tecnico, logistico e strategico, compreso
l‘invio di armi, a gruppi differenti dell‘opposizione “democratica“ e a
Organizzazione non governative della Serbia.
In quel momento, gli Stati Uniti operavano principalmente in
via indiretta attraverso l‘International Republican Insitute, che aveva aperto
uffici in Ungheria con lo scopo di sbarazzarsi di Milosevic.
Questo denaro entrava in Serbia attraverso valige
diplomatiche, in molti casi di paesi apparentemente neutrali come la Svezia
che, non essendo ufficialmente membro della NATO, poteva mantenere aperta la
sua ambasciata a Belgrado (importante anche il ruolo che ha avuto nella Prima e
nella Seconda guerra mondiale).
Grazie a questo denaro furono finanziati mezzi di
informazioni “indipendenti“ come la stazione radio B92.
Quello che i media imperialisti spacciò per sollevazione
popolare spontanea, in realtà non altro che un’azione da parte di una banda di
teppisti molto violenti e pesantemente armati al commando del sindaco di Cacak.
Quello che avvenne nell‘agosto del 2000 non fu un’insurrezione
ma un colpo di Stato ben orchestrato.
—————————————————–
1° Dalla prefazione a L’arte della guerra, Ed. Mondadori
2° Sun Tsu, L’Arte della guerra.
3° Noam Chomsky uno dei guru della sinistra americana lavora
al MIT come linguista, guarda caso denuncia tutte le malefatte
dell’imperialismo U.S.A. ma non quelle di Israele, qui la gatta ci cova.
Domanda, come fa uno che si passare come un irriducibile ”avversario” delle
politiche U.S.A. a lavorare in un’istituzione come il MIT? Vediamo al contrario
le crescenti difficoltà di un ebreo antisionista come Norman Finkelstein,
autore del libro L’industria dell’olocausto – Rizzoli, Milano 2002 sulla
strumentalizzazione dei sionisti americani dell’Olocausto, licenziato dalla De
Paul University, gli ha fatto penare tredici anni il dottorato di ricerca,
perché nessuno di loro voleva apparire come relatore della sua tesi, appunto
sull’industria olocaustica. Quando infine ha conquistato il titolo, nessuno dei
docenti l’ha voluto raccomandare a nessuna università.
4° Edward L. Bernays, Propaganda, 1928.
5° Herman, Edward S. and Chomsky, Noam. Manufacturing
Consent: the Political Economy of the Mass Media. New York: Pantheon Books,
1988, traduzione italiana La fabbrica del consenso, Marco Tropea Editore, 1998.
6à Il cyberspazio è il dominio caratterizzato dall’uso
dell’elettronica e dello spettro elettromagnetico per immagazzinare, modificare
e scambiare informazioni attraverso le reti informatiche e le relative
infrastrutture fisiche. È visto come la dimensione immateriale che mette in
comunicazione i computer di tutto il mondo in un unico network che permette
agli utenti di interagire tra loro. È oggi comunemente utilizzato per riferirsi
al “mondo di Internet” in senso generale. Il termine trae origine dalla fantascienza
cyberpunk, nella quale il cyberspazio comprende vari tipi di realtà virtuale
condivise da utenti profondamente immersi in tali dimensioni, o da entità che
sussistono all’interno dei sistemi informatici.
7° Perciò tutta la cosiddetta sinistra “politicamente
corretta” che si scandalizza verso le azioni contro i volontari delle ONG,
finge di ignorare i reali compiti delle ONG come strumento imperialista, contro
le lotte di questi popoli.
8° Quest’alleanza con intellettuali provenienti
dall‘esperienza comunista aveva preceduto la cosiddetta Guerra Fredda :
il pittore di affreschi Messicano Diego Rivera fu patrocinato da A. B.
Rockefeller, ma la loro collaborazione ebbe bruscamente termine quando Rivera
si rifiutò di ritirare un ritratto di Lenin da una scena di massa dipinta sui
muri del Rockefeller Center nel 1933.
FONTE: http://marcos61.wordpress.com
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