mercoledì 27 aprile 2016

SCOPERTI I TRE PARAMETRI CHE REGOLANO IL NOSTRO INVECCHIAMENTO

Il nostro invecchiamento è influenzato dalla stabilità delle reti genetiche che può essere modificata agendo sui parametri che la regolano.

Il nostro invecchiamento è influenzato dalla stabilità delle reti genetiche che, con il passare del tempo, fanno fatica a sopportare lo stress, perdono resistenza e incrementano il tasso di mortalità. 


A darne notizia è un gruppo di scienziati dell’azienda biotech Gero, guidato dal professor Robert J. Shmookler Reis, che ha pubblicato su Scientific Reports lo studio intitolato“Stability analysis of a model gene network links aging, stress resistance, and negligible senescence” grazie al quale, in futuro, si potrebbero sviluppare nuove terapie per combattere l’invecchiamento e le malattie ad esso collegate.

I ricercatori hanno analizzato la stabilità di una rete genetica, che descrive l’attività di migliaia di geni, e hanno scoperto che questa è “intrinsecamente instabile” e, con il passare del tempo, riesce a resistere sempre meno allo stress al punto da aumentare il rischio di mortalità. Osservando la talpa senza pelo, caratterizzata da una particolare stabilità cellulare che le permette di vivere a lungo.
“Abbiamo ipotizzato che l’instabilità potesse essere proprio la causa dell’invecchiamento” spiega il dottor Peter Fedichev del Gero.

Rispetto a questo animale infatti, il tasso di mortalità dell’essere umano o di altre specie animali incrementa con il passare degli anni, allo stesso tempo invece, invecchiando, la riproduttività, le funzioni rigenerative e la resistenza allo stress diminuiscono. Ciò che ci distingue è proprio la stabilità di queste reti genetiche.

A regolarle, secondo i ricercatori, sarebbero tre parametri: una efficace connessione della rete genetica, la grandezza del genoma e la capacità del DNA di ripararsi. Agendo su uno di questi parametri, ipotizzano gli scienziati supportati da precedenti studi, è possibile influenzare la durata della vita di una persona. Grazie a questa scoperta, che necessita di ulteriori approfondimenti, in futuro potremmo avere nuove terapie capaci di agire sulle malattie legate all’età.

Zeina Ayache

http://www.altrogiornale.org/

scienze.fanpage.it

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