
An Interview with JACOB NEEDLEMAN
By Alexander M. Dake
Filosofo in un’università statale,
mistico ma anche consulente finanziario. È Jacob Needleman, che ha
previsto correttamente l’esplosione della bolla della new technology (il
boom finanziario legato ad internet che ha preceduto l’ultima bolla dei
subprime e le cui conseguenze sono state neutralizzate dall’11
settembre e dalla Guerra al Terrore – una buona ragione per attendersi
qualche altro incidente internazionale nei prossimi mesi).
Intervistato sul significato dei soldi, per un interessante confronto con l’approccio di Giampiero Mughini
AD: Cosa c’è di così attraente e seducente nei soldi?
JN: Il denaro ha il potere di far sentire
le persone potenti, felici ed importanti. Ecco dove sta il pericolo,
perché si tratta di un falso senso di comfort. Se ti preoccupi di
piccole cose quando sei povero, continuerai a preoccuparti di cose più
grandi quando sarai ricco. Il denaro non cambierà la vostra interiorità
ed è lì che la maggior parte delle persone cade in errore. Pensano che
il denaro cambierà la loro vita e questo è vero, ma non nella maniera
attesa. Se non sai come ti poni nei confronti del denaro e comprendi
questo rapporto, non sai chi sei veramente. Un ansioso rimarrà tale, una
persona sicura resterà tale, indipendentemente dal suo benessere.
AD: Lei spiega nei suoi saggi che
l’importanza del denaro è aumentata sostanzialmente a causa del
protestantesimo. Può chiarire meglio questo punto?
JN: Mi si consenta innanzitutto di
spiegare che cosa vuol dire che il denaro è diventato più importante che
mai. Prima di tutto il denaro entra in ogni tipo di relazione nella
società, molto più che in qualsiasi altra epoca e civiltà. Tutto è stato
monetizzato. C’è stato un tempo in cui le questioni che riguardavano le
relazioni personali, i medici e la medicina, le relazioni accademiche,
la vita artistica erano esentate dalle considerazioni monetarie. Un
artista poteva essere apprezzato per quello che faceva senza riscuotere
un successo finanziario. Un medico era disposto a curare senza
necessariamente essere pagato subito o l’intera somma, se il paziente
non se lo poteva permettere. Ora, però, se si parla di malattie, spesso
il costo della sanità è una parte importante della discussione. Per
esempio, parlando delle morti causate dal tabacco, il fatto che le
imprese produttrici di tabacco debbano pagare miliardi di dollari di
danni sembra più importante delle morti e malattie causate dal tabacco.
Tutto ha un prezzo al giorno d’oggi. Questo non è necessariamente un
male, ma mostra come il denaro si sia insinuato in ogni angolo della
nostra vita. Parte di questo processo ha a che fare con la
polverizzazione dei valori nella nostra cultura. Il denaro ha colmato un
vuoto. Di nuovo, questo potrebbe non essere un male: invece di
uccidersi a vicenda, ci si fa causa. Il potere del denaro sta nel fatto
che ha iniziato a quantificare la vita, cancellando gli aspetti
qualitativi della vita. Questo coincide con un altro sviluppo nella
nostra cultura: usiamo le nostre menti sempre di più e il nostro cuore
sempre di meno quando prendiamo delle decisioni. Comunque, è stato
all’inizio del XX secolo che il sociologo Max Weber ha detto che il
protestantesimo è stato la causa principale del capitalismo. Il
capitalismo esisteva anche in altre culture, ma la cultura protestante è
stata l’unica che ha dato un significato religioso ai guadagni.
AD: Come si spiega la differenza tra
l’atteggiamento nei confronti del denaro nei paesi protestanti
dell’Europa occidentale, come la Svizzera e l’Olanda, e negli Stati
Uniti, dove l’importanza del denaro pare endemica?
JN: Quando Weber faceva le sue
osservazioni in merito al protestantesimo faceva uno specifico
riferimento agli sviluppi negli Stati Uniti, in cui il denaro aveva
quasi assunto il ruolo della religione. Ciò era cominciato con l’inizio
della storia americana, con leader come Benjamin Franklin, che aveva
fatto dei soldi una misura del proprio rapporto con Dio. Questo esiste
in misura limitata in Svizzera e anche in Olanda, ma negli Stati Uniti
gli americani hanno interpretato lo spirito del protestantesimo a modo
loro ed accresciuto l’importanza del denaro ed il suo ruolo religioso.
AD: Avendo appena
stabilito l’influenza pervasiva del denaro nella nostra società,
continua a sostenere che abbiamo bisogno di rendere i soldi più
significativi nella nostra vita. Perché?
JN: L’uomo deve dimostrare maggior
rispetto per il denaro. Il denaro di per sé non è male, diventa una
cattiva influenza solo quando distrugge o sostituisce ciò che è prezioso
nella nostra vita. Il denaro è un mezzo attraverso il quale il
desiderio umano si esprime in tutto il mondo e il desiderio umano di per
sé è una grande cosa, che merita rispetto. Per questo la gente deve
prendere più sul serio i soldi, in quanto mezzo (per un fine). Non sul
serio nel senso di mettere le mani su quanto più denaro sia possibile,
ma sul serio nel senso di riconoscere che il denaro è una parte
importante della vita umana. Al fine di comprendere la propria vita è
necessario capire il ruolo del denaro nella propria vita.
AD: Lei consiglia tante persone
diverse su come gestire i soldi nella loro vita. Da dove comincia quando
fornisce una consulenza? Esamina la loro vita personale o il modo in
cui trattano i soldi nella loro vita?
JN: Parto dal secondo punto. La gente
nutre ogni sorta di paura, illusione ed auto-inganno in materia
finanziaria. Esiste un’enorme ipocrisia riguardo ai soldi. Il tabù che
circonda il sesso ora circonda il denaro. Si deve avere il coraggio e
l’onestà di studiare il proprio atteggiamento verso i soldi, senza
giudicarsi. Nella mia esperienza questi atteggiamenti sono spesso basati
su nozioni molto primitive sepolte nella psiche delle persone: gli
esempi più ovvi sono le persone che credono veramente che il denaro sia
sporco [lo “sterco del demonio”, lo si chiamava nel Medio Evo, NdT] e
poi ci sono persone che credono che il denaro sia la cosa più importante
nella vita. Soprattutto quest’ultima è la visione radicata nella
cultura americana. E poi ci sono molte persone che credono vere entrambe
le cose e diventare ancora più ipocrite sui soldi. Non ci si può
sbarazzare in fretta di questi preconcetti.
AD: Come spiega
la spontanea ammirazione, in particolare negli Stati Uniti ma anche in
altri paesi, per le persone facoltose, spesso senza sapere altro su di
loro?
JN: Questo è un altro esempio di
ipocrisia intorno al denaro. Quando negli Stati Uniti si incontra
qualcuno che si rivela essere un miliardario, l’atteggiamento cambia
improvvisamente. Non è una risposta razionale, ma profondamente emotiva.
Le persone rispettano i ricchi più di chiunque altro. Una volta ho
chiesto a un miliardario, che aveva iniziato la sua carriera con niente
in mano, qual è stata la cosa più sorprendente che ha scoperto quando è
diventato ricco. Ha detto che la gente lo trattava con immenso rispetto e
valutava le sue opinioni come se fosse ben informato su tutto. Ha poi
aggiunto che l’unica cosa che sapeva fare era far soldi.
L’autopercezione della gente è legata a quanti soldi fanno. Questo è
molto più forte negli Stati Uniti che in Europa, anche se l’Europa si
sta muovendo in questa direzione pure lei. Il rovescio della medaglia è
che gli uomini d’affari americani possono essere molto più diretti ed
onesti nel loro business, mentre gli uomini d’affari europei sembrano
nascondere l’importanza di realizzare un profitto. Ma anche lì le cose
stanno cambiando.
AD: Come pensa che gli storici del futuro giudicheranno quest’epoca in cui i soldi governare la nostra cultura?
JN: Come uno straordinario periodo di
ricchezza, ma anche decisamente barbaro. Non possiamo sopravvivere se
diamo importanza solo al denaro ed al potere. Non credo che nessuna
società o cultura possa esistere senza dei valori spirituali come suo
fondamento. Penso che stiamo raggiungendo una situazione di crisi, se
non cambiamo il nostro amore per il denaro [profetico: pochi anni dopo è arrivata la Seconda Depressione NdT].
AD: Qual è la sua esperienza con la nuova ricchezza guadagnata e persa negli ultimi anni da molti manager della Silicon Valley?
JN: Due anni fa sono stato invitato da
Microsoft per offrire consigli su come trattenere i loro giovani
dirigenti sui 30-35 anni di età, che se ne andavano perché erano
diventati ricchi per conto loro. Era chiaro che non sarebbe stato il
denaro a trattenerli. Forse solo un lavoro pieno di significato avrebbe
potuto farcela. La Silicon Valley è stata descritta come il più grande
accumulo legale di ricchezza della storia.
[…]
AD: Cos’è il successo per questi specialisti della conoscenza [knowledge workers]?
JN: Sorprendentemente, non lo definiscono
solo in termini monetari. Pensano di avere successo quando fanno
qualcosa di pionieristico, qualcosa di nuovo ed interessante, e
possibilmente che sia di beneficio per il genere umano e per la società.
Sono prigionieri dell’illusione che, se lavorano ad un computer o modem
più veloce, sarà automaticamente un bene per l’umanità. La chiamo
l’illusione delle nuove tecnologie. Noi, come società, crediamo che la
nuova tecnologia ci abbia assicurato ogni genere di vantaggio, ma ci
potremmo chiedere che cosa abbia ottenuto, oltre ad accelerare la vita
delle persone. La tecnologia risolve spesso un problema per crearne due
di nuovi, che a loro volta richiederanno nuova tecnologia per
risolverli. E questo processo continua imperterrito. Invenzioni
progettate per risparmiare tempo e fatica, eppure la maggior parte degli
americani lavora più a lungo e non ha mai avuto meno tempo libero.
AD: Perché la nostra
società non sembra valorizzare alcune professioni molto importanti,
come l’insegnamento, la sanità e la cura dei bambini, delle arti e della
scienza, se monetizzate?
JN: Le persone che toccano i punti più
deboli della natura umana sono quelle che fanno di gran lunga più soldi
di tutti gli altri messi insieme. Le persone sono disposte a pagare di
più per dei servizi che soddisfano il desiderio di eccitazione,
l’autoinganno, la vanità, il piacere. Sono quelle le situazioni in cui
le persone si sentono più vive, non quando ascoltano un’insegnante
premurosa o sono assistite da un infermiere capace in ospedale. Questo
potrebbe apparire come ingiusto, ma il denaro non ha a che fare con la
giustizia, bensì con le emozioni e con l’apprendere a gestirle.
AD: Il denaro è
il modo giusto di valutare il lavoro? Per esempio, un insegnante in una
cittadina non sarà mai in grado di estendere i suoi servizi o il suo
pubblico e ha quindi un limite massimo al suo reddito, mentre una pop
star teoricamente può ampliare il suo pubblico fino ad includere il
mondo intero, con un reddito virtualmente senza limiti.
JN: Usare altri mezzi per premiare le
persone non cambierà la natura umana alla base di queste grottesche
differenze di retribuzione. Non so se apprezzeremo mai il valore di un
insegnante in termini paragonabili al valore che diamo ad una pop star.
Forse è meglio così. Forse un insegnante insegna meglio se non guadagna
due milioni di dollari all’anno. Inoltre la gente potrebbe arrivare a
rendersi conto che il punto non è pagare di più gli insegnanti, ma
capire che ha una vita migliore di una pop star. Ci sono esempi di
persone che hanno abbandonato posti di lavoro ben retribuiti per fare
delle cose che gli piacevano molto, ma con una paga molto inferiore.
AD: Lei si è anche occupato del tempo e dell’esistenza di una povertà di tempo. I problemi associati al tempo sono paragonabili a quelli collegati al denaro?
JN: Sì, tempo e denaro sono al centro di
analoghe illusioni. La proliferazione del desiderio è stata la base
della nostra economia capitalistica. Non è la soddisfazione del
desiderio, ma la creazione di desideri artificiali. Le persone non hanno
bisogno del 99% dei prodotti immessi sul mercato. Se i cosiddetti
desideri “normali” fossero soddisfatti, allora l’economia crollerebbe.
L’economia si basa su illusioni e falsi desideri. Chi ha bisogno di 20
tipi di succo d’arancia al supermercato? È qui che entra in gioco la
questione del tempo. A causa di tutti questi desideri dobbiamo lavorare
per molte più ore e molto più duramente per poterceli permettere e poi
abbiamo troppo poco tempo per acquistare i prodotti o servizi, per non
parlare di goderne. Questo, a sua volta, è un riflesso della vita nelle
nostre teste che ci mantiene continuamente impegnati con i nostri
desideri di futuri possibili. Il tempo sembra quindi scorrere sempre più
velocemente. Semplicemente non abbiamo abbastanza tempo per fare tutto
quello che pensiamo di dover fare, non abbiamo nemmeno il tempo di fare
ciò che realmente dobbiamo fare. Questa è la povertà di tempo. Proprio
come nel caso del denaro, con il tempo stiamo assistendo alla perdita di
valori e del senso di cosa sia un essere umano.
AD: Sembra una situazione miserevole, all’inizio del 21° secolo.
JN: È una crisi molto grave, e non potrà andare avanti così ancora a lungo.
a cura di Stefano Fait per IxR
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