
Mentre
nel mondo l’accelerazione degli eventi sembra manifestare nuovi equilibri ad
ogni livello, soprattutto geopolitico, è sorprendente notare la calma assoluta
che continua a contraddistinguere la classe politica, per nulla intenzionata a
mutare la propria rotta anche quando se ne manifesta l’esito devastante (per se
stessa, non solo per il popolo). Un perfetto esempio ne è la breve intervista
rilasciata da Susy De Martini a Zapping duepuntozero, trasmissione di Radiouno,
il 1° luglio (potete ascoltarla qui). La De Martini , parlamentare europea del gruppo dei
Conservatori e Riformisti (ma si può essere “conservatori” e “riformisti”
contemporaneamente?) viene intervistata sullo scandalo Snowden e sugli accordi
di libero scambio Usa-Ue: “sarebbe un grosso guaio per noi europei se gli
accordi fallissero” esordisce, per poi aggiungere che la vicenda Snowden è
“una tempesta in un bicchier d’acqua” perché “le spie hanno sempre spiato le
spie”. L’onorevole De Martini, che a Strasburgo fa parte della delegazione per
i rapporti con gli USA, lancia i suoi sospetti sulla talpa della NSA:
“Mi
sembra un po’ tanto strano questo personaggio; uno che al suo trentesimo
compleanno si è regalato la frase ‘voglio informare le persone di quello che
faccio per conto loro e di quello che faccio contro di loro’ (…). Ma quali
sarebbero le vittime?”.
Niente da
obiettare allo spionaggio attuato dalle istituzioni d’oltreoceano contro i
propri cittadini, quindi, da parte della De Martini. Peccato che l’onorevole
sia stata eletta nelle liste di un partito, lo stesso di Silvio Berlusconi, che
da sempre considera illegittima l’ingerenza dello Stato nella privacy dei
cittadini, in nome dei principi liberali dello stato di diritto: principi che
evidentemente valgono solo per alcuni privilegiati, magari ricattabili, e non
per i comuni mortali. Ma ecco che i sospetti della De Martini diventano ipotesi
di complotto:
“Se uno
firma per diventare una spia si rendeva conto benissimo di quello che stava
facendo”, afferma l’europarlamentare, quindi “ci sono tre possibilità: o
diventa una spia per conto di qualche altra potenza (e Putin si è affrettato a
precisare che non è una spia russa), o è un traditore del suo paese, un
traditore nel suo DNA (ed è giusto quindi che gli americani lo vogliano) oppure
è semplicemente uno stupido o un narciso in cerca di notorietà”.
Passano
pochissimi minuti e il conduttore la rincalza: “Io addirittura ho letto che
qualcuno potrebbe aver fatto esplodere questo scandalo per mettere un granello
di sabbia nell’ingranaggio degli accordi transatlantici”. L’eurodeputata
conservatrice (ma anche riformista, eh!), spronata, torna allora all’attacco:
“la
ringrazio per il ragionamento, anche a me è venuto questo dubbio. Ha tantissimo
da guadagnarci la Russia dal fallimento di questo accordo e ha tantissimo da
guadagnarci la Cina, infatti Snowden è andato prima a Hong Kong e dopo in
Russia. Mi chiedo anche: ‘se questo ragazzo ama tanto la democrazia, perché mai
sta chiedendo l’asilo in paesi che noi sappiamo ben poco democratici come la
Russia e l’Ecuador?’, questa è un’altra domanda che io mi pongo… lei ha chiesto
giustamente: ‘a chi giova?’.
Se la De Martini ritiene che
la Russia e l’Ecuador siano “paesi ben poco democratici” dovrebbe anche
fornirne le prove, anziché nascondersi dietro un “noi sappiamo” molto evasivo,
che, se pronunciato da un deputato europeo che è anche membro di una
commissione per le relazioni internazionali come rappresentante di una nazione
che ha firmato accordi strategici con uno di quei due paesi (ed eletta nel
partito di chi quegli accordi li ha firmati e difesi)… potrebbe provocare una
richiesta di chiarimento non poco imbarazzante. La De Martini , in realtà,
forse ignora che gli Stati Uniti sono costituzionalmente una repubblica, non
una democrazia (e i due termini non sono sinonimi). Più che lecito invece
chiedersi, come fa l’onorevole, a chi giovi lo scandalo Snowden, ma prima
ancora ci si dovrebbe chiedere a chi giovino gli accordi sul libero scambio,
ovvero la
Transatlantic Trade and Investment Partnership. All’Europa, secondo
la nostra rappresentante a Strasburgo:
“teniamo
presente che se fallisse l’accordo commerciale con gli Stati Uniti noi
perderemmo il 28% in più delle nostre esportazioni, 273 miliardi di euro ogni
anno e 400mila posti di lavoro; sarebbe solo l’Europa a perdere, non gli Stati
Uniti, che avrebbero pronta la Cina come partner commerciale”.
Susy De
Martini
L’intervistata
non precisa se il suo noi sia riferito all’Italia o all’Unione Europea, ma i
suoi dati sono un po’ sorprendenti. Proviamo infatti a confrontarli con quelli
che riporta la Bertelsmann, una fondazione tedesca di stampo europeista ed
atlantista, in primo piano nel sostenere la necessità dell’unificazione
commerciale tra le due sponde dell’Atlantico. Ebbene, secondo la Bertelsmann,
dal varo del transatlantico Titanic… pardon, TTIP, i paesi dell’UE riceveranno
un incremento del reddito medio pro-capite del 5%, contro il 13,4% degli Stati
Uniti. L’accordo, inoltre, potrebbe facilmente incrementare le disparità
europee, dato che ai traffici all’interno del continente saranno preferiti quelli
con gli USA (e magari il Canada?), a vantaggio della Gran Bretagna e a danno
della Germania.
Eppure la
nostra rappresentante a Strasburgo rimarca: “per l’Europa sarebbe solo –
ripeto: solo – un vantaggio”. E punta il dito contro Parigi, rea di aver proposto
di fermare i negoziati e di aver sollevato la questione dell’eccezione
culturale, per difendere il cinema e la musica francesi da un’invasione di
prodotti culturali a stelle e strisce a basso costo: “giusto difendere la
cultura, ma perché mettere un paletto ad un accordo commerciale, quando esiste
internet, che permette ai giovani di scegliere cosa guardare”. In realtà,
attraverso la richiesta dell’eccezione culturale, Parigi ha costretto i mezzi
di informazione generalisti a parlare del TTIP, un accordo non solo
commerciale, ma che punta alla realizzazione di una vera e propria Unione
Transatlantica, con un Consiglio economico, un Consiglio politico ed una
Assemblea parlamentare transatlantica, le cui decisioni avrebbero valore
cogente nei confronti di Bruxelles e, di riflesso, dei paesi UE. Una ulteriore
cessione di sovranità nel silenzio del Parlamento e della stampa, che
escluderebbe ancora di più i popoli occidentali dalla padronanza sulle proprie
scelte, affidandola in modo pressoché irreversibile al prototipo di un governo
mondiale.
Concretamente,
in caso di realizzazione dell’accordo non solo le normative commerciali
dovranno adeguarsi a quelle di Washington (livellamento verso il basso dei
salari, privatizzazione dello stato sociale, liberalizzazione di prodotti
altamente nocivi come gli OGM), ma anche i cittadini europei potrebbero subire
legalmente lo stesso trattamento dei loro cugini d’oltreoceano, sottoposti agli
stessi sistemi di sorveglianza e alle stesse leggi antiterrorismo (tra cui il National
Defense Auctorization Act, che permette al Presidente USA di fare arrestare
chiunque, americano e non, e trattenerlo per tempo indefinito e senza
motivazione in un luogo di detenzione segreto). Forse gli europei dovrebbero
essere avvisati di questo, non solo dei pericoli per la loro eccezione
culturale (in quei paesi dove esiste ancora), non trova, on. De Martini?
Non
contenta, onorevole, lei afferma anche di non sapere quale danno ci potrebbe
mai esser stato fatto dallo spionaggio USA ed esclude categoricamente lo
spionaggio industriale, perché questo viene “sempre fatto da aziende e non da
stati… magari avessimo qualcosa da farci spiare, ne sarei lusingata”,
ricordando che gli USA sono al primo posto per numero di brevetti depositati.
Mi perdoni, onorevole, se ritengo questa sua frase altamente offensiva
dell’intelligenza del suo popolo. Un popolo che inventò, grazie all’ingegno di
Adriano Olivetti, i primi personal computer, prima che la morte
dell’imprenditore creasse le condizioni perché la Olivetti finisse nelle mani
dell’ingegner Carlo De Benedetti, patrono di Repubblica e L’Espresso, ed i suoi
progetti finissero nelle mani degli yankees. Che oggi, attraverso quei personal
computer, possono sapere ogni cosa di noi e diffondere nel mondo la loro cultura,
intrinsecamente legata alla tecnologia che la veicola. Non la sola
invenzione soffiataci dagli USA, ma una delle tante. In questo caso dobbiamo
ringraziare un imprenditore di sinistra, peraltro arcinemico di chi l’ha fatta
eleggere a Strasburgo, ma non sembra che a lei, di destra, interessi molto.
Per
concludere, onorevole, non posso non parafrasarla. Infatti, per giustificare
come un rappresentante del popolo possa fare dichiarazioni come le sue, ci sono
tre possibilità: o è venduto ad una potenza straniera, o è un traditore nel DNA
o è affetto da narcisismo e stupidità. Non mi permetterei mai, onorevole, di
prendere in considerazione la terza ipotesi, per estremo rispetto e gentilezza.
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